Recensioni

7.1

A pochi mesi dalla pregevole e avanguardista collaborazione con il duo russo ASTMA di cui vi abbiamo parlato ad inizio estate, ritroviamo il manipolatore sonico e artista multimediale Bob Meanza (l’italiano Michele Pedrazzi) per il secondo album dei cosmopoliti Toxydoll, quartetto nato dall’incontro di alcuni musicisti residenti a Berlino: oltre a Bob, completano la line-up il sassofonista Vincent Doménech, il chitarrista Alberto Cavenati e la batterista Olga Nosova (ovvero metà dei succitati ASTMA).

Ad un anno abbondante dall’esordio (di cui ha parlato anche Luca Roncoroni su queste pagine) la band torna, ovviamente sulla fidata Aut Records, con il nuovo Hawkward: otto brani per quasi cinquanta minuti che, come il falco indisposto ed impettito che, con occhi assassini, scruta l’orizzonte dalla copertina (continuando così la tradizione degli animali immaginari aperta con il debutto Bullsheep), guardano dritti avanti a sé, in una tensione avveniristica, coraggiosamente sperimentale e quasi oltraggiosa dei generi e degli stili musicali da cui prende le mosse. Con astuta determinazione e la già nota e assoluta perizia, i Toxydoll evitano ogni leziosità, schiacciando con il loro rullo compressore sonico tutte le influenze ed i riferimenti che incontrano in un magma schizzato e inafferrabile: dal rock più classico e confusionario di Whole Lotta Dog al folk cubano della tradizionale Obatalà, sezionata, scomposta e affidata alla voce della russa Olga in una connessione nostalgicamente socialista, passando per i numerosi momenti più jazz, Hawkward conferma l’assoluto valore del gruppo.

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