Recensioni

Giunta al suo quarto anno consecutivo, la collaborazione fra il MAO di Torino e Chiara Lee & freddie Murphy continua con sapienza a portare in città musicisti internazionali in dialogo con le esposizioni del museo. Dal 2022 a oggi si è consolidato un asse fertile tra musica e arti visive, così come tra Oriente e Piemonte, capace di valorizzare figure come Hatis Noit, Mazen Kerbaj, Hyunhye (Angela) Seo degli Xiu Xiu e Shigeru Ishihara aka Dj Scotch Egg.

Intitolata Evolving Soundscapes, la nuova rassegna che accompagna il public program del Museo d’Arte Orientale torna alle Officine Grandi Riparazioni dopo il pienone di febbraio con Asuna e Rie Nakajima. Questa volta, in linea con la mostra The Soul Trembles di Chiharu Shiota, arrivano due artisti giapponesi di generazioni differenti: il vibrafonista Masayoshi Fujita e il leggendario Keiji Haino, recentemente insignito del Leone d’Oro alla carriera per la musica 2026 da La Biennale di Venezia.

Keiji Haino
Keiji Haino alle OGR di Torino, foto di Perottino

Andato in scena domenica 15 marzo, il doppio concerto ha visto i due sperimentatori alternarsi negli spazi delle OGR. Ad aprire è stato Fujita che, nell’area Duomo, ha dato forma a uno spettacolo insieme sublime e perturbante. Con un vibrafono preparato – tra metalli, fogli di alluminio e oggetti vari – il compositore ha costruito un flusso sonoro capace di alternare passaggi eterei e improvvise torsioni drone, mirando a generare insieme astrazione mentale e consapevolezza fisica. Tra archetti, percussioni, stratificazioni e movimenti nello spazio con piccoli campanelli, la sua esecuzione, durata circa 40 minuti, ha favorito un abbandono meditativo, preludio ideale a ciò che sarebbe seguito.

Keiji Haino
Keiji Haino alle OGR di Torino, foto di Perottino

Mentre Fujita concludeva, al Binario 3 tutto era pronto per la performance di Haino. Difficile prevedere le mosse di un artista che ha fatto dell’imprevedibilità la propria cifra. Entrato nello spazio con la consueta eleganza, sguardo nascosto da occhiali scuri, lunghi capelli bianchi e abito nero, si è diretto senza esitazioni verso la sua postazione.

Masayoshi Fujita
Masayoshi Fujita alle OGR di Torino, foto di Perottino

Ad accompagnarlo, una costellazione di oggetti sonori – piatti, martelletti, tamburelli e la polygonola, strumento poligonale ideato da Naoki Sakurai e basato sulla teoria delle vibrazioni bidimensionali, costituito da piastrine metalliche montate su supporti in legno non amplificati.

Masayoshi Fujita
Masayoshi Fujita alle OGR di Torino, foto di Perottino

Totalmente immerso nella sua pratica, Haino non ha semplicemente suonato: ha utilizzato gli strumenti per incidere lo spazio, sondarne le frequenze e ridefinirne l’acustica. Tra accenni di danza, vocalizzi, silenzi, gesti zen e fitte trame di ticchettii, la sua performance si è rivelata una travolgente manifestazione di energia vitale, capace di coinvolgere l’intero ambiente. Un’ora di tensione e trasporto continuo, in cui il musicista, nonostante i suoi 74 anni, ha riaffermato con forza la necessità di generare vibrazioni e armonie in grado di scuotere nel profondo. Una pratica che, oggi più che mai, appare essenziale. Arigato.

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