Recensioni

6.8

Tom Odell sembra essere immune al fascino di stream a nove zeri che potrebbero indurre a cercare scorciatoie o, quanto meno, tentativi di replica. Mentre scriviamo il fortunato brano Another Love ha superato i 3 miliardi di ascolti su Spotify, diventando una delle 25 canzoni più ascoltate di tutti i tempi sulla piattaforma: numeri da capogiro che però sembrano avere poco peso sulle scelte artistiche compiute dall’artista classe 1990.

Pubblicato ancora una volta da Urok, A Wonderful Life è il suo settimo album e segue, a poco più di un anno di distanza, il buon Black Friday – lavoro segnato da una maggior libertà espressiva lì convogliata in un disco estremamente intimo e minimale. In questa nuova prova, l’artista britannico continua a far leva su un songwriting essenziale ma che punta a smuovere emozioni: l’occhio di Odell qui indaga il presente, scava tra le ombre per giungere ad una sorta di speranzosa pacificazione.

Melodie catchy (Don’t Let Me Go), sfumature emo-pop (Wonderful Life), folk intimista altezza Sufjan Stevens (Prayer), parentesi indie-rock che ricordano la lezione dei Bright Eyes di Conor Oberst (Can We Just Go Home Now) ed una naturale propensione ad intelaiare cupe ballate per soli piano e voce di lennoniana memoria (Strange House) proprio mentre è lì a chiedersi se ‘vecchi amanti possono essere ancora amici?’ con l’indolenza di un Jeff Buckley allucinato.

A Wonderful Life è un lavoro eterogeneo che funziona proprio perché Odell ha scelto di non seguire il sentiero ‘più semplice’: i brani del nuovo album costituiscono un corpo unico e sinuoso nonostante i differenti piani emotivi su cui fanno leva ognuno di essi. Una buona prova per un autore che non ha smesso di cercarsi, rincorrersi, (forse) trovarsi.

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