Recensioni

6.8

Se si dovesse tracciare una mappa infografica della scena elettronica berlinese, il nome di Tobias Freund sarebbe al centro di una importante rete neurale di contatti. Per lungo tempo rinomato ingegnere del suono e produttore (tra i credits non solo Function, Dettmann o Ellen Allien, ma anche Milli Vanilli e Meat Loaf!), dai primi anni novanta comincia a sfornare produzioni in ambito acid house e techno sotto vari pseudonimi (Phobia, Metazone, Zoon), per poi stabilizzarsi utilizzando i nomi Pink Elln e il proprio (per lungo tempo scritto in minuscolo e chiuso, con vezzo teutonico, da un punto). Prolifico collaboratore, Freund lo troviamo ad esempio spesso in coppia con l’amico Uwe Schmidt aka Atom™ (vedi per esempio l’EP di acid techno Physik 1 o il bizzarro live recording improvvisato di Grand Blue, dove i suoni di sottofondo diventano inattesi protagonisti) o con Max Loderbauer (per il progetto sperimentale nsi., ospitato, insieme ad altri ostici esperimenti, presso la sua label Non Standard Productions). E sono tanti i remix sfornati negli ultimi dieci anni: Miss Kittin, Alex Under, Efdemin, Ricardo Villalobos (e da questi ultimi due ricambiato) tra i tanti.
Lavorare come sound engineer ha dato a Freund la possibilità di sviluppare un totale dominio del suono elettronico: in tutte le sue produzioni questa sua attenzione alla purezza e alla pulizia emerge e si impone come tratto caratteristico, sia per le uscite aventi come obiettivo il dancefloor che per le sperimentazioni drone-ambient collaterali.
Questo secondo album a firma Tobias. (stavolta con la T maiuscola) è rilasciato, come già Leaning Over Backwards del 2011 e vari altri 12″, per la berlinese Ostgut Ton, il braccio armato creato dal Berghain per diffondere il verbo minimal nel mondo. Il riferimento bowieano (il titolo cita un verso di Up The Hill Backwards, tratto da Scary Monsters) è solo una personale associazione d’idee: nelle intenzioni dell’autore A Series Of Shocks è un album di “raw and dark techno”. E se con la dark techno ci siamo, per quanto riguarda il concetto di “raw” occorre tararsi sullo standard purista e rigoroso di Freund. Il disco comincia con l’eccezione che conferma la regola di un album dominato dal 4/4: con Entire, realizzata con il supporto di Loderbauer, la minimal diventa minimalistic, riecheggiando direttamente le sperimentazioni di LaMonte Young e i sequencer kosmische del primo Edgar Froese (l’astratto video curato dalla moglie artista Valentina Berthelon ne sottolinea la forza ipnotica). Heartbeat sincronizza i battiti del cuore sui naturali 120 bpm (che torneranno poi in The Scheme Of Things): techno da manuale, con microvariazioni che dimostrano piena padronanza del mezzo. Per il resto rimaniamo in territorio 126-128 bpm, affrontati in via poliritmica e sincopata in Testcard, e altrimenti dritto per dritto. It’s Roland time, con le storiche macchine analogiche maneggiate con cura e rispetto. Il tutto è assolutamente (troppo?) sotto controllo: techno pura, senza sussulti, dove lo shock maggiore è l’assenza di shocks. Anche le punte più acide (Instant, Ya Po e He Said), dove il kick drum quasi-saturo detta il ritmo per arpeggi kraftwerkiani (e, pronunciato e ripetuto come un mantra, “He Said” suona come l’anagramma di “acid”), o il brumoso dub di If non spostano il baricentro di un album ben piantato nella tradizione techno berlinese, in questo caso forse meno adatta al dancefloor e più da ascolto meditativo fuori club. L’ultima traccia (Fast Null), con la sua cowbell marchio di fabbrica 808 e le brevi sequenze synth in loop concentrici, riassume l’estetica rigorosa di un album che rispetta le attese ma non le supera.

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