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Cuore italiano ma orecchio teso all’Atlantico, i Tiger! Shit! Tiger! Tiger! vivono questa condizione borderline sin dagli esordi, ed è proprio la migliore tradizione indie a stelle e strisce a conferire al trio un sound che s’infrange su un calore emotivo nascosto da chitarre grunge e punk. Corners è una pastorale americana che pesca da Seattle e New York, mentre viaggia nel tempo rimbalzando tra gli anni Settanta Novanta. Ma, come si evince sin dalla copertina curata da Giulia Mazza (His Clancyness), il terzo album della band di Foligno è una raccolta di frammenti sonori che si dispiegano su un ventaglio di dieci brani dalla solida base rock unita a esplosioni post-punk.

Weird Times, con i suoi muscoli, mette subito le cose in chiaro: chitarre saturate in equilibrio precario tra grunge e punk, e un piglio indie che ricorda dei Dwarves più contemplativi così come dei CrocodilesWax Witches più aggressivi. Ma Corners è realmente un puzzle sonoro variegato dove l’immediatezza dei Pavement (Holidays), la sporcizia dei Sonic Youth (Highland Park) e i paesaggi naive dei Beat Happening (Sacramento) vengono dopati da innesti di post-punk sognante targato DIIV (Silver) e Fews (Further).

Poco più di mezz’ora di peregrinazione sulla landa sonora alternative americana che segna con molta probabilità la perfetta sintesi del suono Tiger! Shit! Tiger! Tiger! in quello che potremmo considerare, senza perderci in ulteriori parole, il miglior disco della band.

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