Recensioni

6

Non bisogna essere troppo severi nei confronti della coppia John Linnell&John Flansburgh, ossia i newyorchesi They Might Be Giants, perché per quanto li riguarda il futuro è ormai alle (loro) spalle. Di che andiamo cianciando? Semplice: alludiamo al fatto che una band esistente dal lontano 1982, che ha debuttato nel lontano 1986 (con un disco omonimo s-t-r-e-p-i-t-o-s-o), che ha rinverdito i fasti delle stupid-song-di-nome-ma-non-di-fatto discendenti da colossi quali Frank Zappa e la Bonzo Band (si ascoltino, please, gli altri album imprescindibili del duo: Lincoln, del 1988; Flood del 1990; Apollo 18 del 1992), beh questa band oggi… è scarica.

Capiamoci: non che i tantissimi dischi dal 1992 ad oggi siano tutti da buttare. Tutt’altro! È solo che, come suggerisce il nuovo parto della premiata ditta, il divertimento puro e lo scazzo virato a satira sociale acida (spesso attraverso le forme musicali del vaudeville e delle marcette da college band) non abitano più nelle canzoni del gruppo. Chiamatela, se vi va, la maledizione dei Ramones, che poi consiste in una regola non scritta ma molte volte sperimentata in ambito rock: tutti i gruppi che hanno nel dna il gene dello humor al vitriolo finiscono per andare in vacca quando si prendono troppo sul serio. Ora, I Like Fun c’ha dentro: numeri di rock grintoso (I Left My Body), riflessioni esistenziali fra serio e faceto (All Time What), pezzi per solo pianoforte melodicamente vincenti (Mrs Bluebird). Eppure, manca qualcosa. Manca quell’incoscienza divina che ispirò ai Nostri versi immortali, scazzati e profondi come i seguenti: «What’s the sense in ever thinking about the tomb when you’re much too busy returning to the womb?».

Già, quei versi, e soprattutto le song che li contenevano, hanno ormai lasciato il posto a riflessioni moderatamente acute e un sacco pacate che trovano l’equivalente in una musica che ha smesso di essere giovane (dentro) senza mai smettere di voler apparire giovane (fuori). Peccato che, nella vita come nella musica, il maquillage non è mai la soluzione. Questo è quanto. Postilla finale: ai fan ultraortodossi del gruppo che trovano le mie parole troppo dure, e che sostengono che i TMBG di oggi valgono quelli di un tempo, ricordo che nel loro caso le tre lettere di fan sono la contrazione di una parola italiana che inizia per fan e finisce per… vabbe’, ci siamo capiti no?

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette