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6.8

Attrice inglese vissuta a cavallo tra il XIX e XX secolo, Lillie Langtry era famosa per la bellezza e per essere stata la spasimante del futuro Edoardo VII di Inghilterra. Viso delicato e portamento regale che le hanno fatto guadagnare – a ragione, a detta dei suoi contemporanei – il soprannome de “Il Giglio del Jersey”. Fatta questa dovuta premessa, abbiamo reali difficoltà a trovare affinità tra l’attrice inglese e l’omonima band felsinea: la prima caratterizzata da modi posati ed eleganti molto british, i secondi cani sporchi e infetti dal virus del garage e del post-punk. Della leggiadria del giglio del Jersey, manco l’ombra.

Power trio non convenzionale (voce, basso e batteria), i Lillie Langtry da Bologna – ma con cantante di base a Londra – in Jersey Lily fanno vedere tanta roba: bella presenza, buona tecnica e tanta potenza, elementi che li fanno assomigliare ad una versione anabolizzata dei Black Keys e dei Japandroids. Nei ventidue minuti di Jersey Lilly non sono rari gli spunti interessanti, come Dance, Put Me Down, Fiat 500 e Roses & Drinks, pseudo irish drinkin’song garage masticata – pardon, inumidita a dovere – da Shane McGowan (il campione al minuto 2 e 11 preso dalla sua video intervista a un’emittente olandese è una vera chicca).

Buon lavoro in tutta la sua interezza, Jersey Lily è un ottimo punto di partenza su cui lavorare per un futuro disco.

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