Recensioni

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Già il nome è distopico. Technoir è il genere di Blade Runner, per dirne uno. È il genere fantascientifico in cui il mondo come lo conosciamo viene sopraffatto dalle macchine. La colonna sonora perfetta di questo approccio non può non essere l’oscura wave britannica fatta propria negli immaginari dark del duo con origini italiane, nigeriane e greche con base a Milano.

After Math è il titolo del loro terzo album, uscito il 3 novembre 2023 per Kengah Records e destinato a imporsi come dignitosissimo erede di Never Trust The Algorithm (2020), inserito in alcune classifiche come uno fra i migliori lavori italiani del 2020. Il titolo propone di guardare agli effetti tanto del positivo riscontro di quell’album, quanto di ciò che è accaduto in questi tre anni di guerre, pandemie e scenari fantascientifici che non sembrano poi così impossibili.

Alexandros Finizio e Jennifer Villa si muovono su un territorio poco esplorato a queste latitudini, fra alternative, electro-soul e sensibilità trip-hop. Già il singolo apripista Saturate, con le sue venature oscure e il suo industrial blues ipnotico e futuribile sembra ricordarci che tecnologie iper-avanzate, sistemi di intelligenza artificiale e concetti astratti solo una manciata di anni fa, adesso realtà tangibili. A Taste of Dystopia e Dune/Cercami, fin dal titolo, portano le stigmate del sound cinematico di Tricky, mentre Polluted Core sembra aver tatuato sul pentagramma l’acid di Mezzanine.

Con i suoi arrangiamenti sofisticati e articolati fra strati di synth, campioni, batterie ora organiche ora tagliate e ri-assemblate in loop, After Math studia una via fuori dall’anonimato di artisti tanto d’ispirazione quanto irraggiungibili: il nu soul di Sampha (All for Nothing), gli intrecci tra black music ed elettronica di Flying Lotus (Way Back Home), le elettriche atmosfere Seventies tra rock e soul di Toro y Moi (Cumulonembi).

Certo, queste atmosfere di brani essenziali, concisi e scuri che si pongono al crocevia fra trip hop e blues spettrale hanno rappresentato a lungo una pietra d’inciampo essenziale tra futurismo e radici, mentre oggi ormai sono assimilabili senza particolari scossoni. Eppure, vuoi per il buco discografico italiano che i Technoir vanno a riempire, vuoi per il modo del tutto personale che hanno di maneggiare gli strumenti del mestiere, After Math sta in piedi. E pure bello dritto.

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