Recensioni

6.5

Dopo The Good Boy Sessions, pubblicato nel 2013, i Takoma tornano sulle scene con Kerosene Belts, disco che prosegue sui territori country e folk dell’esordio. La formazione sardo-texana ci porta ancora tra i sentieri dell’Americana più tradizionale – seguendo le orme di Woody Guthrie, Bod Dylan, The Carter Family – con nove canzoni in cui le parole d’ordine sono essenzialità e gusto per una classicità retrodatata. Una proposta altamente derivativa, quella del trio, che attinge a piene mani dal repertorio del folk americano più antico e dall’old time music, così come dal country e dal blues. A dimostrarlo, l’acustica serrata dell’iniziale I Don’t Know, breve ma interessante intro che anticipa il tono complessivo dell’album, a cui segue il bluegrass incendiario di The Broken Drum, con la grancassa a scandire una ritmicità senza tempo, tra polveri fifties e Route 66. Un folk-blues asciutto e senza fronzoli, che troviamo declinato nelle atmosfere malinconiche di Once Upon A Time (arricchita da organo e whistling) e Denger, oppure negli accenni brit di My Sweet Love Ain’t Around e I Will Cope, mentre la chiusura è affidata alla semplicità di Wooden Clubs.

Kerosene Belts riesce dunque nell’impresa sempre difficile di suonare credibile, nonostante la grandezza dei nomi a cui fa riferimento: un disco che nella sua essenzialità è in grado di evocare  – e in certi casi meglio di alcuni epigoni statunitensi – i lontani spazi sonori del folk americano, senza stravolgerne regole e contenuti ma anzi interpretandoli in maniera non originale, ma comunque personale.

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