Recensioni

6.7

A quel paese la maturità. I Super Furry Animals non ci tengono proprio a diventare grandi, a cullarsi nello status di band pop semiclassica (per quanto ancora obliqua, ci mancherebbe) fieramente conquistato sul campo con le prove recenti. Tutto sommato, dopo tre lustri di carriera, sarebbe stato anche piuttosto naturale accontentarsi di una sorta di equilibrio, pur mantenendo quell’inconfondibile attitudine curiosa, storta e onnivora che ha fatto dei gallesi uno tra i segreti meglio custoditi di Albione. E invece no. Tanto il precedente Hey, Venus! era – infine – conciso, ordinato e coerente, quanto questo Dark Days / Light Years ritorna anarchico, debordante e allegramente fracassone. Galeotte le liberatorie escursioni di vari membri in progetti alternativi (Gruff Rhys nei Neon Neon, Dafydd Ieuan e Guto Pryce nei Peth, Cian Ciaran negli Acid Casuals), si è ritornati all’approccio mangiatutto e ipercazzone di una decina d’anni fa, i tempi di Guerrilla, Mwng e Ice Hockey Hair.

Un colpo di mano fortemente voluto (banditi dallo studio lap steel e sassofoni, nonché le ballatone), che inevitabilmente si porta dietro tutti i pro e i contro del caso. Di certo, la band sentiva disperatamente il bisogno di togliersi le briglie, di sconfinare dal recinto della canzone; una mossa per quanto gratificante (vedi i fantastici viaggi cosmici di Cardiff In The Sun – ovvero i Primal Scream più krauti che ci siano – e della conclusiva Pric), comunque rischiosa (l’iniziale macigno trash-freak di Crazy Naked Girl, divertente ma non poi così tanto). D’altro canto, cose come Mt., White Socks / Flip Flop e Inconvenience (trascurabili quando non irritanti), Moped Eyes e The Very Best Of Neil Diamond (usuali e stuzzicanti ibridi electrofunkpsychpoptrance, forse con un po’ di pepe in meno del solito) denotano la ricerca di quella vena amabilmente bastarda, ironica e contaminata dei loro lavori ante-2000. Fortunatamente, il risultato viene salvato da quattro superclassici SFA del calibro di Inaugural Trams (un singolone poppissimo, ma così crucco e autobahn-ico da figurare un esilarante rap tedesco di Nick McCarthy dei Franz Ferdinand), Helium Hearts (meraviglioso pastiche ELO-soul ’70, l’erede di Juxtaposed With You) e le speculari Where Do You Wanna Go? / Lliwiau Llachar (stessa base ritmica per un sixties pop appiccicosissimo, che pare tirato fuori da Radiator).

Insomma, pur nella loro ritrovata incontinenza, sembra comunque impossibile non continuare a voler bene agli animalozzi (soprattutto in patria, complice una critica che deve perdonarsi il fatto che una band così sia destinata a un perenne stato di culto). E’ ok cascare in piedi, però, uhm, attenzione a non sottovalutare certi scivoloni.

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