Recensioni

7.3

Per chi ha una certa età, la scena del film Alta fedeltà in cui Rob Gordon/John Cusack mette su Three EPs della Beta Band per venderne «cinque copie» è un culto assoluto. Se nel 2000, quando il film è uscito, seguivi la musica alternative (come si diceva allora), ascoltare un brano della band scozzese in un film che potevi vedere al cinema era quanto di più vicino alla giustizia si potesse immaginare: una band innovativa, con un sound unico nel panorama del periodo, che finiva in una scena iconica di un film di Stephen Frears!

Lunga premessa e un piccolo detour solo per un minimo di contesto storico su chi sia Steve Mason, ovvero metà del duo responsabile (il resto della band si aggiunge in corsa, ma questa è un’altra storia) del brano che si sente accennato nella scena – brano che, per il gusto della precisione, è Dry The Rain. Il musicista, oltre che cantante e chitarrista/autore della Beta Band, è stato anche molto altro, perché la sua vena creativa non si è esaurita con lo scioglimento di quella straordinaria formazione, ma è continuata con altre realtà (King Biscuit TimeBlack Affair) e in proprio, come mostra anche questo Meet The Humans. Il terzo disco a firma Steve Mason è forse la miglior raccolta di canzoni psych-pop/folktronica dai tempi della Beta Band stessa.

Another Day, con i suoi fiati e il crescendo, sembra ributtare tutto dentro a quei tre EP; come pure sembrano fare le congas di Alive (dove però la timbrica delle tastiere convince un po’ meno). Run Away è pop orchestrale tra i migliori in circolazione e To a Door è folk screziato psych della miglior qualità. Emerge fortemente, soprattutto nella seconda parte del programma, il legame sotterraneo con i Pink Floyd, in particolare per l’idea quasi sinfonica dei brani, ma per il resto siamo di fronte a un autore dallo stile così definito che non ha bisogno di termini di paragone.

 

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