Recensioni

Inizia con un vocìo di ragazzini la prima traccia in scaletta, Lizzy, del nuovo album degli Starcrawler, il secondo su Rough Trade dopo l’omonimo esordio dello scorso anno, prodotto da Ryan Adams, e il non memorabile singolo che aveva aperto questo 2019, l’Hollywood Ending qui ripreso. Ragazzini del resto lo sono ancora, Arrow de Wilde (voce – figlia della celebre fotografa Autumn de Wilde), Henri Cash (chitarra), Austin Smith (batteria) e Tim Franco (basso), sia anagraficamente – si sono incontrati appena maggiorenni, al liceo, nel 2015 – sia nel piglio citazionista nei confronti delle fonti del rock’n’roll.
Non sono originali e non sono calati a tutti i costi nell’attualità, anzi si rifanno abbastanza semplicemente agli scorsi decenni e in particolare ai Seventies, tanto nell’imprinting stilistico – tra garage, punk e glam – quanto nella gestione dell’immagine e delle varie strategie a corredo (dischi pubblicati a stretto giro, ecc.). Coraggio, quindi, per certi versi ne hanno, questi quattro losangelini fuori dal loro tempo, ipotetici ibridi fra Cramps, Runaways, New York Dolls e Yeah Yeah Yeahs, capitanati da una sfrontatawoman che parrebbe omaggiare le figure di Marc Bolan, David Bowie, Ozzy Osbourne, Iggy Pop e Patti Smith.
Se il suo predecessore ci era sembrato, OK derivativo e imberbe, ma a suo modo incendiario e promettente, Devour You suona più come la recita scolastica che non il lavoro della perdita dell’innocenza, come vorrebbe invece far intuire un artwork sporcato al solito da macchie purpuree. La produzione, stavolta, è a carico di Nick Launay (Yeah Yeah Yeahs, L7, Nick Cave & The Bad Seeds). L’obiettivo è quello di restituire l’impatto energico e provocatorio delle perfomance live attraverso un taglio, quindi, più ruvido eppure alla resa dei conti meno spontaneo. Il canzoniere si arricchisce di episodi comunque sia funzionali: da una parte la foga tarantolata di Bet My Brains (un instant mini-classic), le elettriche di You Dig Yours e l’orecchiabile sporcizia di She Gets Around, dall’altra la (sin troppo didascalica) ballad No More Pennies e la conclusiva Call Me A Baby, sulla cui coda tornano cori infantili a mò di filastrocca da fiaba freak. Sulle strade di LA, città verso la quale Arrow e compagni provano un mix di attrazione fatale e repulsione, la stella degli Starcrawler si è accesa ma ancora non brilla come avremmo sperato.
Amazon
