Recensioni

Se i Raccoo-oo-oon prima di levarsi dalle scene avessero trovato il tempo di fare un viaggetto in Italia e fare amicizia con i Jennifer Gentle, probabilmente da questo improbabile incontro sarebbe saltato fuori qualcosa di simile al qui presente Anguane, secondo disco per gli Slumberwood, quintetto padovano dedito ad una personalissima rivisitazione a tinte fosche della psichedelia. Risalta innanzitutto l'ottimo lavoro sia in termini di composizione che di pura ricerca e sperimentazione sonora, complice senza dubbio la presenza in veste di produttore e co-arrangiatore di – guarda caso – Marco Fasolo, come già era stato ai tempi del più che discreto esordio (Yawling Night Songs, 2010).
Tra cori immersi in mari di riverbero, sghembe ballate e atmosfere oscure, saltano subito alla mente i Jennifer Gentle periodo Valende ma conditi da un approccio decisamente free form e imbastardito da mille influenze, passando dapprima a parodie dei Residents di Third Reich 'n' Roll (Emerson Laura Palmer, assolutamente da sentire anche solo per il nome) per poi fare con disinvoltura l'occhiolino ai Natural Snow Buildings in La Corsa del Lupo. Se 7th Moon on Mars ed Everything Is Smiling sembrano uscite direttamente da un incubo di Syd Barrett, la title-track con la sua tetra linea di pianoforte e la minimalista Harmonium riassumono appieno la cifra stilistica sospesa tra oniricità e stralunata inquietudine del gruppo padovano, dimostratosi in grado di dare alla luce un disco forse non immediato ma di sorprendente qualità.
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