Recensioni

Ormai è assodato: viviamo un inarrestabile ripiegamento all’indietro che manco nelle peggiori distopie si sarebbe immaginato. Un continuo, incessante guardarsi indietro che ha toccato anche e soprattutto la musica, ambito in cui il concetto di revival ha spesso aiutato a rinverdire fasti passati e, come una specie di “necrofilia corretta” (cit. Perniola, se non ricordo male), portare nuova linfa alla contemporaneità. Negli ultimi anni però questo processo sembra essere lievemente sfuggito di mano e dalle ristampe alle reunion, passando per i concerti celebrativi di questo o quel disco, il passo è stato breve e spesso, diciamolo senza esitazioni, deleterio. Ma con qualche gradita eccezione.
Ecco così che ci ritroviamo tra le mani musiche che mai avremmo pensato di (ri)ascoltare, ovvero le rarefazioni ambientali di uno dei gruppi di riferimento del primigenio concetto di post-rock (Simon Reynolds anyone?). Rarefazioni che, come si diceva nella scheda di presentazione dell’album, vivevano e vivono di tanti input diversi filologicamente come strutturalmente, siano essi innesti di dub, spunte shoegaze, noise ed elettroniche idm varie. Tutto rigorosamente miscelato in una forma nuova e pulsante, che ricorda i semi primigeni ma riesce a evolversi oltre, in una forma nuova. Così, in un Everything Squared avaro di minutaggio al punto da sembrare quasi un mini-album, magicamente Mark Clifford e Sarah Peacock col supporto del basso di Shigeru Ishihara (in arte Dj Scotch Egg) in un paio di pezzi, azzerano i tempi e ci catapultano agli albori dei 90s, altezza Quique, disco di una bellezza cristallina e – parere personale – con picchi non più raggiunti in una discografia parca ma sempre qualitativamente di alto livello.
Quindi rarefazioni dicevamo, ma anche destrutturazioni, evanescenze, (termine che sembra piacere molto ultimamente) liminalità che si snodano in forme diverse tra sonorità haunted, pulsioni dub sottocutanee, pulviscolo ethereal, ipnosi in e da loop, con almeno un paio di pezzi notevoli: Multifolds, ipotesi di field recordings+idm in assenza di gravità per giungle urbane del 4 millennio, e Sky Hooks, una specie di trip-hop esangue e destrutturato che è tutto assenza e vuoti evocativi. Bentornati Seefeel e grazie retromania.
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