Recensioni

The Goal Is To Make The Animals Happy degli SDNMT – più che un nome, una laringite – è un disco spaccato in tanti pezzi diversi. Nel senso che resta in una sorta di limbo che tocca svariati territori – il post rock dei Godspeed You! Black Emperor, il lato vocale e pop dei Deerhunter alcune labili tentazioni glitch ed electro – senza mostrare particolari doti compositive ma mantenendo una buona qualità di fondo.
Certo, si tratta di arpeggi cadenzati, bassi suonati col plettro e tastiere melodiche intorno. Che l’unico modo per provare dei brividi con questa roba è ascoltarla con un maniaco omicida che punta una pistola semiautomatica in corrispondenza dell’auricolare sinistro del lettore mp3. Eppure il disco cresce di minuto in minuto, neanche si trattasse di un soufflé. Pur sguazzando nella banalità. Pur limitandosi ad intortare una serie di melodie indie che erano già vecchie negli anni Ottanta, figurarsi negli anni Duemila del continuo riciclo in musica.
Perché dove gli SDNMT si esaltano è nell’alternarsi tra brani strumentali e canzoni cantate. Dalle escursioni sonore che portano in zone incredibilmente limitrofe all’elettronica le armoniche bagnate dall’eco delle chitarre (Still A Cool Pair Of Kicks) alle magnifiche riedizioni dei crescendo più classici del post rock (Time Is On My Zeit). Dalle mille fragranze dell’indie pop collegiale decorato in salsa Lali Puna (Sho-Ryu-Sdnmt) alla pura catarsi melodica strumentale (Tears Don’t Cry). Sorprendenti davvero. Ma solo a patto di dedicare loro il tempo e gli ascolti che meritano.
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