Recensioni

6.9

Con all'incirca una quindicina di progetti sulle spalle – i più riusciti dei quali sono probabilmente i Pinback in campo indie rock, e i Goblin Cock in area stoner-metal (imperdibili anche i loro video) – Rob Crow è uno dei musicisti più prolifici degli anni '00. Questa volta lo ritroviamo in veste solitaria proseguire note coordinate math-indie-pop.

Va avanti a passi piccoli Rob Crow. Piccolissimi. Rispetto al predecessore (Living Well del 2007), He Thinks He's People mette da parte lo spirito giocoso ed ha l'aria un po' più malinconica: forse a cambiare davvero è solo questo, solo l'atmosfera. Per il resto la formula si affina ma rimane pressoché invariata, ed è destinata quindi a riscontrare gli stessi pregi e gli stessi difetti di sempre. I pregi si riassumono nei primi sei brani, che se fossero usciti come ep avrebbero fatto parlare di sé con maggior interesse.

Il frullato propone: ballate in stile Pavement (Sophistructure), naturali retaggi Pinback (Tranked, Prepared To Be Mine), una sparata alla Battles (Build) e l'avvicinamento ad un pop-post-rock sulla scia degli ultimi Mogwai (Scalped). Fin qui tutto perfetto, Crow è abile nel trovare riff in stile math anche con l'acustica (This Thread), e complice la batteria pestata il lavoro riesce a discostarsi dal sapore indie più classico. I problemi nascono nella seconda metà del disco, quando la ripetizione del canovaccio inizia a mostrare la corda sul versante songwriting (Purpose, Unstable), andando anche fuori fuoco in un paio di occasioni (Locking Seth Putnam In Hot Topic e il finale di Hangnailed). Peccato perché c'è una scrittura in pieno modernariato pop (con canzoni che si aggirano attorno ai due minuti) e un innegabile talento compositivo che lasciano intravedere parecchi rimpianti per questo He Thinks He's People.

Poteva essere molto di più del solito disco onesto e sincero.

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