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Venti anni fa, Simon Jeffes moriva di un cancro incurabile, lasciando la sua Penguin Café Orchestra orfana del proprio fondatore e motore. Musicista irregolare e geniale, Simon si era immaginato la sua avventura musicale all’inizio degli anni Settanta, a causa delle allucinazioni provocate da una seria intossicazione alimentare. Si è immaginato (o si è visto, in uno stato di realtà alterato?) leader di una orchestrina folk da camera che suona un po’ quello che gli pare in quello strano luogo che doveva essere nella sua testa il Penguin Café, un luogo che secondo noi doveva assomigliare almeno un po’ alla cantina di Mos Eisley di Star Wars (siamo pur sempre negli anni Settanta, no?). Morto lui, i suoi sodali hanno continuato a portare in tour la sua musica sotto varie formazioni, fino a una sorta di reunion per il decennale.

Dal 2009 il caffé ha riaperto definitivamente i battenti, grazie al figlio di Simon, Arthur Jeffes, sotto la sigla di Penguin Café. Stesso fascino aurorale e vocazione ambient, con i piedi ben saldi nella lezione minimalista di Philip Glass e un’ispirazione libera di flirtare con folk e new age. Rispetto al padre, però, Arthur appare meno istintuale e più meditabondo, con un approccio più propriamente da compositore, più che da band leader. Dopo un paio di dischi, questo The Imperfect Sea è il primo su Erased Tapes, casa più che adatta al nuovo corso musicale del locale popolato da uomini con testa di pinguino. Tra un paio di cover (Franz Schubert dei Kraftwerk e Wheels Within Wheels dei Simian Mobile Disco) che testimoniano l’interesse verso l’elettronica di Arthur Jeffes, una rilettura di una composizione del padre Simon (Now Nothing) e altre sei composizioni originali, l’album ha il pregio di portarci nuovamente a sedere ai tavoli del Penguin Café, ma di portarci lì con modi nuovi, che passano da lievi pattern elettroacustici e un feeling da chamber musica contemporanea. Da questo punto di vista, Arthur avrebbe potuto anche mantenere la sigla originale. Ma è da apprezzare la voglia di continuare lungo la strada indicata dal padre, cercando il proprio scarto personale. Bentornati.

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