Recensioni

Paolo Cattaneo lo avevamo lasciato quattro anni fa con Adorami e perdonami, secondo disco – dopo il buon esordio L’equilibrio non basta – che continuava sui binari di un cantautorato electro-pop elegante e raffinato, costruito su testi evocativi e mai banali. La stessa formula che ritroviamo in La luce nelle nuvole, un album che conferma e prosegue il percorso del musicista.
Nonostante i riferimenti più vicini al musicista lombardo siano ancora quelli di una scuola divisa tra sperimentalismo synth e levità pop che deve molto a colleghi quali Paolo Benvegnù, Andrea Chimenti, ma anche Franco Battiato, con La luce nelle nuvole Cattaneo dimostra di essere una delle personalità più convincenti e originali all’interno del nostro panorama musicale. Qualità, queste, che lo escludono dalla sequela di prodotti tutti uguali che spesso si ritrovano nella leva cantautorale degli ultimi anni: il pregio maggiore di quest’album è infatti quello di reggersi perfettamente su una scrittura intensa ed emozionante, che non rinuncia però alla semplicità della musica “leggera”.
L’incedere di synth in salsa eighties de L’innocenza è un buon esempio di quel pop elettronico che costituisce l’anima del disco, declinato e differenziato in brani che da un lato mantengono una sostanza intima e riflessiva e dall’altro tendono a una particolare ricerca del suono e della melodia, attraverso una costante attenzione per atmosfere, linguaggi e strumenti di volta in volta differenti tra loro. Così i nove brani di La luce nelle nuvole si rivelano, a volte leggerissimi, altre volte maggiormente meditativi e umbratili, come piccole gemme pop da scoprire ascolto dopo ascolto. Difficile dire se sia preferibile la vena electro-wave di Mi aspetto di tutto (brano registrato assieme a Lele Battista) o la malinconica grazia di un Le tue ali “rubato” al repertorio di uno dei nostri migliori parolieri di sempre, Mario Lavezzi – giusto per sottolineare ancora una volta la capacità di Cattaneo di padroneggiare la sostanza cantautorale in tutte le sue sfumature, evitando il rischio di una retorica pesantezza nei testi e nelle melodie.
A fine ascolto, rimane poco altro da aggiungere sulla validità di un artista che, dopo quasi vent’anni di carriera, ha ancora molto da dire. Ecco un bel disco di canzoni d’autore.
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