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Nino Bruno come i British Sea Power? Potenza della casualità: la band inglese usciva a fine 2013 con From the Sea to the Land Beyond, colonna sonora dell’omonimo film dedicato alle coste inglesi, e il nostro Bruno pubblica a febbraio 2014 Posidonia. I fondali della metropoli, soundtrack ufficiale dell’omonimo documentario di Marcello Anselmo dedicato alla linea costiera, emersa e sommersa, prossima alla città di Napoli.
Banalmente, una coincidenza, che tuttavia sottolinea ancora una volta quanto gli ambienti “marini” siano da sempre un carburante nobile per la musica, e in particolare per quella più avventurosa. Tanto più quelli di Anselmo, che nello specifico raccontano “il rapporto viscerale che lega l’elemento marino e la città attraverso la narrazione (auto)biografica di Claudio Ripa, storico subacqueo partenopeo, profondo conoscitore dei fondali metropolitani e già campione del mondo di Apnea nel 1959. La voce di Ripa accompagna il pubblico attraverso lo spazio emerso e sommerso della città a partire dall’area portuale passando per San Giovanni a Tedduccio e Bagnoli, le due zone urbane che hanno vissuto dapprima l’industrializzazione e negli ultimi anni un devastante fenomeno di deindustrializzazione e desertificazione”.
Chiamato a musicare, Nino Bruno fa quello che gli riesce meglio, ovvero valorizzare il tutto con un mix di psichedelia pinkfloydiana in scala ridotta (soprattutto altezza A Saucerful Of Secrets, ascoltatevi Pacchetto magico), ambienti minimali in linea con il Dogma 8 – in cui rientra anche l’uso di registratori a bobina, sia in fase di ripresa che di missaggio, e quindi una dinamica del suono ormai introvabile nell’attuale era della pessima qualità audio -, vaghe rimembranze da pioniere cosmico tedesco, spauracchi beat dalla produzione passata del musicista disciolti in brume soffici (Una moneta in tasca una corona in testa). Il tutto col consueto taglio artigianale, un po’ “vecchio stile” ma non nostalgico, fuori dall’attualità più inconsistente e distante da ogni supponente dichiarazione di appartenenza stilistica. Nel caso specifico, si tratta di fare ambient senza essere strettamente del mestiere; generalizzando, il lavoro di Bruno è quello che distingue un musicista da un abile replicante bisognoso di follower. Questo disco, col suo sedurre senza forzare la mano ma anche senza mostrare timori reverenziali, ne è in tutto e per tutto una prova.
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