Recensioni

7.1

I Napalm Death continuano la loro corsa sulla strada della violenza sonora senza alcun minimo cedimento, anzi, pare proprio che negli ultimi due anni abbiano trovato una vitalità tutta nuova. Non che ne fossero mai stati sprovvisti, ma l’ottimo Throes of Joy in the Jaws of Defeatism del 2020 ha marcato un significativo e ulteriore balzo in avanti, con cui la band ha sfogato la propria creatività aumentando il tipico tiro schiacciasassi con scuri influssi post-punk e momenti ancora più sperimentali. Per di più, il disco era stato anticipato dall’altrettanto dirompente Logic Ravaged By Brute Force, 7” che affiancava all’abrasivo deathrock della title track la rilettura apocalittica di White Cross dei Sonic Youth.

Il nuovo mini LP, Resentment is Always Seismic – a final throw of Throes, come il sottotitolo lascia intendere, è un appendice al precedente lavoro lungo, ma non fatevi ingannare, non si tratta di rimasugli o outtake, ma di otto tracce di qualità che mettono in luce come la band sia ancora presa benissimo. In questo senso, l’assalto scagliato contro l’at-right di Narcissus è un ottimo biglietto da visita, con il suo devastante attacco death core ad aprirsi in assalti d-beat urlati da Barney Greenway al limite del parossismo. Sulla stessa scia la scheggia impazzita di By Proxy, il deathgrind di Slaver Through a Repeat Performance e il trashcore di Man Bites Dogged.

Una scaletta senza pietà, ben rifinita dai quei brani che si aprono a orizzonti più audaci, come i rituali da capogiro à la Swans della title track, che torna anche come traccia di chiusura aumentata di crudezze à la Young Gods da Dark Sky Burial (alias ambient industrial del bassista Shane Embury) e le due cover presenti: una versione tutta doppia cassa e velocità folle di Don’t Need It dei Bad Brains, etimologica ma di classe, e l’inaspettata People Pie del gruppo industrial rock inglese Slab! Quest’ultima potrebbe far storcere il naso ai fan duri e puri della band britannica, ma, in realtà, il tiro hip hop con tanto di coretti femminili soul dell’originale scivola su un potentissimo basso tellurico che è un piacere, mostrando ancora una volta – ce ne fosse stato bisogno – una grande apertura mentale. Lunga vita!

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