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6.5

Power-trio strumentale da Verona, i Movimento Artistico Pesante fanno a meno delle parole e anche del basso, per concentrarsi su una forma di rock rumoroso limitrofo alla lezione del math e del post-rock più corposo, e lanciarsi in rielaborazioni personali della materia. Doppia chitarra (e doppio synth) e batteria per un disco breve e intenso che parte sparato in faccia con Bardolino, scorie del noise-rock che fu e iniezioni di vitalità sul corpo morto del rock strumentale, innestato sull’asse della reiterazione in una specie di mini-suite che racchiude le anime dell’intero lavoro e di cui si fa paradigma. Tradizione e rottura, canone e slancio in avanti, (auto)ironia e sprezzo del pericolo di cui sono esempio Pezzo Dei Queen (tutto fuorché un pezzo di Mercury e soci), KFK (inizia arpeggiata come quella canzone lì e pian piano si sfalda verso territori paludosi) e Disco Baldo (casse dritte e disfacimento p-funk senza funk). Ma è soprattutto la conclusiva Van Basten, tra elettroniche e chitarre, mid-tempo e sfuriate, sospensioni e ripartenze, a riprendere e a ri-frullare tutto ciò che è stato disseminato lungo l’intero disco.

A far da pausa pneumatica, qualche rimando al post-rock chitarristico più evocativo e sognante (Baikonur), stramberie weird-folk trasognate (II), space-odissey imbottite d’anabolizzanti (Spreewald) e una Intro buttata in mezzo al disco a sottolineare il procedere non serioso di una musica ad alto voltaggio.

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