Recensioni

Un semicerchio di tastiere in mezzo al palco, e gli altri musicisti intorno: la postazione da cui Morgan ci guida nel suo circo (o “baraccone”, come scritto più su dal collega) pop, staccandosene ogni tanto per suonare il basso o per cantare e basta, è una via di mezzo tra un trono, un sedile da pilota e la poltrona del padrone di casa. Anche l’atteggiamento è da salotto: l’ex leader dei Bluvertigo chiacchiera, scherza, tira fuori da una borsa stile “tascapane” anni ’70 improbabili strumenti con cui a volte scherza e a volte li usa sul serio, si lascia portare dagli effetti delle tastiere che un paio di volte vanno per conto loro e ci accenna su qualche vecchio classico (anni ’80, ovviamente), dice che in realtà lui e il gruppo preferiscono le chiacchiere e gli intermezzi tra le canzoni alle canzoni stesse – forse perché è la seconda data del tour e, confessa testuale, stanno “suonando con le chiappe strette”.
Ma è un gioco: sebbene qualche imperfezione qua e là si senta, il composito gruppo de “Le sagome” ormai sa come seguire i percorsi del signor Castoldi, e alcuni brani suonano anche meglio dal vivo che su disco (Il singolo Tra 5 minuti per dirne una).
Come detto, è un viaggio per le strade curiose del pop (tipo la filastrocca di Animali familiari), condotto con atteggiamento di citazione giocosa e sbruffoncella (per quanto con un senso sacrale dell’arte della canzone) più netto rispetto ai tempi dei Bluvertigo, quando il tutto era incanalato in coordinate stilistiche più definite.
Nella sua carriera solista invece l’approccio si è liberato, pur avendo mantenuto un’impronta netta e riconoscibile: è questa impronta che spiega sia l’idea di rifare interamente un disco di De André (che vista la beatificazione in atto del cantautore genovese comportava più rischi che altro), sia il fatto che nella scaletta del concerto quelle canzoni, anche se magari inferiori alle originali, calzino perfettamente in mezzo alle composizioni del nostro (e alla cover di If dei Pink Floyd già su Canzoni dell’appartamento); anche più di una Sovrappensiero la cui bellezza non toglieva un senso di irrisolto nell’arrangiamento nella versione su disco ancora più forte in questa versione dal vivo.
Ma non è -pur rigoroso- tutto gioco: verso la fine Morgan abbandona lo scherzo per far posto alla confessione di Contro me stesso condotta, ma senza “citare”, un po’ con lo sguardo deciso di Per niente stanca della Consoli e un po’ al ritmo della rapsodia dolorosa di Povero me di De Gregori.
Poi, con la chiusura di Altrove, si torna al classico, con il gusto per il testo arguto e tutti gli armamentari stilistici soliti; ma quella canzone mostra un’altra faccia di quel talento di cui lo accusano di compiacersi, ma che di sicuro non gli manca.
Amazon
