Recensioni

Passato l'entusiasmo della prima ondata DIY, sarebbe forse il caso di mostrarsi più esigenti di fronte ad uno stillicidio di produzioni indipendenti che finiscono per appiattirsi su un minimo comune denominatore assai poco confortante.
I Minks, ad esempio, costituiscono l'epitome del Captured Tracks sound, sedimentatosi ormai dalle parti di una wave pop, con svolazzi shoegaze, declinata in bassa fedeltà. Quel canovaccio viene interpretato dalla band newyorkese con la più fiera ortodossia e senza particolari slanci di originalità.
Il risultato è che il loro primo album prende il peggio di entrambe i mondi, nella fattispecie la volatilità della melodie dreamy e la peggiore effettistica post punk: provare per credere il terribile vocoder che affligge Funeral Song. Un peccato, perchè By The Edge ha pure i suoi momenti validi; i Minks sono maestri nel creare eteree suggestioni ambientali e lo dimostrano nei diafani deliqui chitarristici di Indian Ocean o nel finale mesmerico di Arboretum Dogs.
Falliscono invece quando cercano di portare a casa il risultato, apparentemente più abbordabile, della pop song, finendo impantanati in un'aurea mediocritas che non turba ma non provoca nemmeno un'alzata soddisfatta di sopracciglia.
Il buon Mike Sniper, in qualità di talent scout, ci ha abituato decisamente meglio.
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