Recensioni

Mike Doughty cantava nei Soul Coughing, bella promessa di metà ’90 persasi dopo un ottimo debutto e infine scioltasi nel 2000. Piacevano le loro canzoni, obliqua mescolanza di jazz e sentire hip-hop con rime da beat generation che – un tot di chili in più e di capelli in meno dopo – latita in questo terzo disco solista (secondo per la ATO di Dave Matthews) del nostro uomo, portatore di un tentativo di fuga dal cantautorato tradizionale amalgamando voce e chitarra acustica con scorie di ritmi urbani e il violoncello dell’abile Andrew Livingston.
Timbro di chi fa del proprio meglio per mascherare evidenti limiti, Doughy ricorda un Elvis Costello più folk e americano del solito senza possederne la calligrafia, avvicinandosi semmai a un valentissimo discepolo come Chris Elliot però solo sporadicamente (Year Of The Dog, Nectarine). In poco tempo Mike resta senza fiato e la monotonia (Lord Lord Help Me Just To Rock Rock On, He's Got The Whole World In His Hands) si alterna al vano inseguimento della programmazione FM e di MTV (I Keep On Rising Up, You Should Be Doubly Gratified). Spiace sentirlo imitare Jack Johnson dopo essersi misurato a testa alta con “quella” Casper The Friendly Ghost e aver cavato di tasca la tesa sincerità di When I Box The Days Up. Che decida da che parte stare: noi ci comporteremo di conseguenza.
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