Recensioni

Dolce e delicata come un soffio di brezza marina la musica di Pantagruele, ultima uscita a proprio nome di Mattia Coletti. 6 piccoli haiku sonori in cui messa a fuoco e attenzione al dettaglio fanno la differenza anche rispetto agli eccellenti primi passi Zeno e Zeno Submarine.
In Pantagruele si assiste ad uno spostamento dell’asse interpretativo del lavoro di Coletti verso una materia elegiaca e al tempo stesso introspettiva: le composizioni si aggrumano ancor di più intorno alla (sempre libera) forma canzone, il suono si fa mano a mano più pulito, di un nitore encomiabile, anche in fase di produzione mentre il caratteristico fingerpicking di Coletti è messo al servizio di una struttura ottimamente definita e netta, in cui trovano gradita ospitalità Paolo Cantù (clarinetto e suoni), Alberto Morelli (piano) e Michele Grassi (batteria).
Il bozzetto faheyiano di L’angolo Rosso Della Civetta, la pastorale circolarità di The Bed Is Over The Rainbow, l’ascesi introiettata di Nagano si muovono leggere e sognanti e non sono che esempi delle atmosfere sospese che le tratteggiano ammantando l’intero album di un senso di calma e di piacevole perfezione. Cosa questa che dimostra come Coletti sia perfettamente calato nel suo percorso a ritroso verso le musiche delle origini. Una pecca? Il fatto che il tutto si risolva in soli 23 minuti.
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