Recensioni

7.2

Per Mary J. Blige, dopo la tempesta arriva sempre la luce. Ed è proprio un lavoro intriso di luminosità Gratitude, quindicesimo album in studio, forse l’ultimo sentendo le parole della diretta interessata.

Il disco arriva a due anni di distanza dal precedente Good Morning Gorgeous, venuto alla luce a seguito di un periodo oltremodo turbolento, dettato dalla fine del matrimonio della statunitense con l’ormai ex marito Martin Kendu Isaacs dopo quattordici anni di relazione. Nelle tredici tracce la newyorchese raccontava la sua nuova vita da single, in equilibrio precario tra la voglia di abbandonarsi tra gli inferi dei bar e quella di innamorarsi ancora. Oggi, a delusione assorbita, la cantante ha ritrovato finalmente quella serenità tanto cercata, accogliendo una positività adesso pronta ad essere condivisa. Da qui il titolo dell’album, scelto non certamente a caso.

Il benessere raggiunto da Blige si percepisce fin dalle prime battute di un disco di alto livello, contrassegnato dalla mano di quattordici producer differenti, tra cui svettano Kaytranada, Darkchild e Cassidy – e quattro ospiti di rilievo. Il primo, Fabolous, arriva subito nell’apripista Breathing, singolo di gran gusto in cui la nostra si lancia in un soul-hip hop frizzante che riprende il cult I Put a Spell on You di  Screamin Jay Hawkins. Jadakiss compare invece subito dopo nell’interessante Need you more, passaggio funky su cui si cita Hold on degli En Vogue. Atmosfere più old school, sempre irresistibili, contraddistinguono invece l’intervento di Fat Joe in God’s child, mentre A$AP Ferg nella conclusiva I Got Plans rinnova il lavoro a stretto contatto tra i due (J. Blige figura in due tracce dell’ultimo album del rapper, Darold, uscito l’8 novembre).

Tra i soliti intimismi emozionali (Nobody But You, Here I Am) e l’approccio soul con cui ha fatto scuola (Don’t Fuck Up, Can’t Wait for You), Mary J. Blige confeziona probabilmente il disco più consapevole della sua carriera, pubblicandolo non più per inseguire l’ennesimo Grammy o per andare a caccia della grande ospitata, bensì per il sano, genuino e sincero piacere di dimostrare a tutti di rimanere ancora la dannata Queen del Bronx, ma con molto più amor proprio rispetto a prima. Un lavoro di livello.

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