Recensioni

Gli LV, trio, quartetto, duo – non è mai dato certo – sono i riservati fiori all’occhiello della meticcia elettronica che da sempre Blackdown di Keysound e Kode9 di Hyperdub professano. Di fatto, non c’è miglior nome da spendere del loro per tradurre in suoni la pulsante frenesia della capitale britannica, pro e contro compresi (un altro nome naturalmente è Mumdance). Parliamo di un intreccio scentifico ma pur sempre bastardo tra microchip e etniche, tra attitudine funky e narrative d’esotici vocalist, o meglio, poeti urbani dal cuore nero.
Nel recente passato, il combo ha spinto a tavoletta con un alcuni vocalist sudafricani come Okmalumkoolkat, Spoek Mathambo e Ruffest; in questa prova torna in campo Joshua Idehen, membro del trio alt hop Benin City e personaggio sopra le righe con il quale i ragazzi hanno pubblicato lo splendido – e ovunque ben accolto – Routes.
C’è una curiosa geografia dietro ai lavori delle parti coinvolte, che fa il paio con un sound pulsante, caotico, in divenire, spesso caratterizzato da un divertito torpore, volutamente sbilanciato su un presente in 4d eppure inafferrabile, molto aderente ai tempi in cui viviamo: il primo EP prendeva in prestito il numero 38 dalla tratta di un bus Londinese; in Islands è un viaggio – andata e ritorno dalla Nigeria, compiuto da Idehen – il canovaccio di una tracklist cucita più che mai addosso ai poemi, alle improvvisazioni e al free flow del – più che mai – poeta. Imminent – singolo traino, una bella grattata sull’asfalto – non può comptere con Sebenza o la roccambolesca Northern Line, ma è comunque un buon ariete per un album che non riesce a bissare l’ispirazione dei due precedenti ma conferma la bontà di un combo fuoriclasse.
Prendete la rincorsa di Shake, la ricchezza timbrica, il dettaglio dei ritmi, la circolarità dei vibrafoni, il vocalist processato e infilato nel mix come thé caldo, o gli smalti dub con l’andazzo “trip hop meets trap” di Make It Count. Anche i brani in area UK Funky si difendono bene, come non può mancare un’incursione future roots con pulseprogramming in area footwork Double Decker Back Seat o un’angolata jungle con richiami wonky, balearica, rave. E tanto di cappello, come sempre.
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