Recensioni

7.4

Raramente Lolina (ex Hype Williams, Inga Copeland) si spinge oltre i 30 minuti. La durata del nuovo disco Unrecognisable non fa eccezione, ma basta e avanza all’artista per sentirsi a proprio agio con la dicitura “concept album” e raccontare, con il suo consueto mix di provocazione e distacco, il terzo capitolo di un’opera multimediale omonima. Laddove l’impenetrabile Who is Experimental Music? (2019) faceva piazza pulita degli elementi narrativi intravisti nell’ottimo saggio post-austerity The Smoke (2018), in Unrecognisable Lolina si cimenta con una vera e propria trama.

Paris Hell e Geneva Heat sono due giovani donne membri del gruppo di resistenza Unrecognisables, attivo nell’underground di una Londra in cui gli spazi pubblici sono ridotti al minimo e i grattacieli un simbolo inequivocabile del controllo assoluto esercitato dal governo sulla popolazione. Nel primo capitolo ‘Eiffel Shard’, un fumetto corredato da ruvidi sample pubblicato sul sito del club di Londra Ormside Projects, il loro piano di far esplodere l’iconico Shard di London Bridge viene scoperto e successivamente abbandonato per evitare la morte di civili; nel secondo capitolo ‘Paris’ Dream’, un video e performance presentati da Lolina in un’estemporanea esibizione dal vivo, una visita notturna allo Shard si trasforma per Paris in un turbine emotivo in cui rivisita l’adrenalina e l’ansia attorno a quella missione mancata, incluso il sospetto che fosse stato proprio un altro membro del gruppo a tradirla e comunicare al governo di quel progetto di ristrutturazione… radicale.

Le premesse sono distopiche e assieme da ‘realismo capitalista’, una Londra in cui la proprietà privata diventa un’arma da guerra e il club un rifugio semi-abusivo animato da sentimenti contrastanti: «There’s a war going on, are you trying to have a party?», dice Geneva all’amica nel fumetto. Tuttavia sono leggerezza e sarcasmo a dominare sul disco, uno approccio che permette a Lolina di sperimentare con una sorta di synth-pop dell’assurdo. Composto principalmente con una tastiera/campionatore Casio SK-200, anno 1987, Unrecognisable è ultra-minimalista come da Lolina ci si aspetta, ma raggiunge un nuovo livello di complessità, estraendo da caos e cacofonia riferimenti e atmosfere sufficientemente pop da rimanere in testa sin dal primo ascolto. 

Su disco la voce di Lolina cambia continuamente di tono per mascherare l’identità delle due donne, un dissimulare che si ripresenta come tema portante nella sua carriera fin dai tempi delle sue collaborazioni con Dean Blunt, ma che in questo progetto, sia a livello visivo che musicale, aspira a un’inedita teatralità. Una traccia vocale suadente e una turbinosa vocina all’elio duettano nell’asfittico, metallico R&B di Meet The Devil, mentre nel rap nichilista di W.I.L. e nell’esperimento jazz di Night Flight, trainato da una serpentina linea di basso, l’accavallarsi di voci diventa talmente imprendibile da evocare la presenza di più di un collaboratore. 

Tra esilaranti incontri casuali («I guess you’ve got my number now, but what about my name»?, mormora in Rules of The Game strizzando l’occhio a chiunque abbia rimorchiato dopo un bicchiere di troppo) e scorribande notturne in una Londra desolata in cui edonismo e fiducia per il prossimo emergono come ricordi del passato, Geneva e Paris riflettono con amarezza sulla propria superficialità e quella del mondo che le circonda (il verso «I like my fashion fast» espande un’invettiva a suon di sample di tre anni fa), rincorrendo la speranza di una nuovo piano d’azione. «The only thing in life that is worth doing again is trying», conclude Lolina nel semiserio numero acid-pop Easy Rider Geneva Heat, una sorta di sintesi della filosofia del duo e, è lecito sospettare, dell’artista stessa, colta in fase di trasformazione.

Pur confermando il suo status di interprete schiva e contraria (Lolina suona particolarmente autorevole, non a caso, mentre ripete «Watch me as I walk away» nella singhiozzante 15 mins, in chiusura), tra rudimentali sample e bislacche visioni di un presente-futuro dai risvolti tragicomici, Unrecognisable finisce per essere il suo disco solista incidentalmente più vivo e accessibile.

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