Recensioni

7.2

In un’epoca dominata dalla sovrabbondanza di informazioni fluttuanti nel mondo intangibile della rete, è quasi diventata una rarità poter dire di essere venuti a conoscenza di un gruppo “attraverso il passaparola”. Raro, ma non impossibile. È successo a chi scrive poche settimane fa con i LEUTE, gruppo con base a Milano che sul finire di aprile ha dato alla luce il proprio album di debutto, 9 Songs, in uscita per Legno (Fine Before You Came) in tiratura limitatissima (solo 200 copie in vinile), ma scaricabile gratuitamente dal sito della band.

Nove canzoni per l’appunto che, sin dai fraseggi math di Us Limpid (in cui la voce calda e profonda ricorda il Matt Berninger versione sobria) e le venature emo-core di Thanks e Colourblind, danno forma a un immaginario rarefatto ed emotivamente fragilissimo (nei testi) cui fa da sfondo un suono duro e tagliente, ma allo stesso tempo scivoloso. Perché di fatto lo stile della band meneghina dà l’impressione di essere alla continua ricerca di sé stesso (così come la formazione della band – an ever-expanding, 100% inclusive musical project – attualmente composta da Luca Galizia, Carlo Porrini e Thomas Lorusso), con le chitarre à la Crash of Rhinos (What You Want To Hear) che si mescolano alla dolcezza melodica boniveriana (#8, Ask For) e alle più classiche accelerate emo-punk (Overdue, What You Want to Hear). Il tutto concentrato in un’intesa mezz’ora di musica. Il tempo sufficiente per scartavetrare le emozioni e mandare in frantumi corde vocali e cuori.

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