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7.5

Di Leslie Winer, personaggio carbonaro e di culto della New York Settanta-Ottanta, si riporta un’aneddotica abbastanza standardizzata. Era modella, aveva – ha – un timbro vocale nicotinico che confonde i generi, fece un disco sul passare di decennio tra Ottanta e Novanta – Witch, prima uscito in white label nel ’90 e pubblicato ufficialmente nel ’93 da Transglobal, sotto il moniker © – che John Peel mandava in heavy rotation e considerava statement di sostanziale e formidabile anticipazione del trip-hop.

Capita però che la sua parabola, che poi è storia vera e non solo altamente metaforica, è eccezionale quanto più si va in profondità. Conobbe e lavorò con Burroughs, era in pieno milieu newyorkese degli Eighties di Basquiat e Vincent Gallo (con cui collaborò specie successivamente, e la pubblicazione oggetto di queste righe ne porta le tracce, così come del basso di Jah Wobble). Soprattutto, riusciva a narrare, con testi sensuali ma perforanti, quell’intero mondo, la sua condizione femminile, pregiudizi e massime esperienziali.

Leslie Winer & Co. è la raccolta definitiva e fondamentale per comprendere il personaggio e l’importanza della sua musica, ma dice anche molto altro. Contiene una metà abbondante di Witch, dalla traccia tre alla dieci, qualcosa di precedente, e va fino al 2010. Fotografa anzitutto quel momento di trasformazione in cui l’espressione trip-hop era azzeccata nel mettere come in un witz freudiano in circolo vizioso hip hop e rarefazione mentale; ma anche limitante, per come sappiamo il genere sarebbe diventato dopo. Ossia, non basta il trip-hop per descrivere la produzione di Leslie Winer. C’è un basso corposo – Jah Wobble in cattedra – che ci riempie le orecchie a partire da He Was. The Boy Who Used 2 Whistle (come Dream 1, ultima traccia di Witch, qui a metà CD) era scritto in collaborazione con Carl Bonnie dei leggendari Renegade Soundwave, il cui contributo si sente anche – per derivazione ma non per collaborazione diretta – in N1 Ear. E lì (come in Flove, sempre da Witch) c’è il passaggio tra disco mutante e dub-house: leggi, verso i rave d’oltreoceano inglese. Si sente anche una parentela con il recente Kevin Martin di King Midas Sound, ma in realtà il collegamento più pertinente è con il primissimo Kevin.

Leslie – la vicenda personale è ancora una volta correlativo oggettivo della produzione – era poi scomparsa nel nulla (pur continuando a partecipare a progetti musicali di mastri come Jon Hassell), per ridestare interesse nei suoi confronti con gli inediti contenuti in & The Dead Horse, pubblicato nel 2010 in cassetta da Tapeworm (ossia Warmhole, nome della label della compilation & Co.) e in un 12” con Christophe Van Huffel (a nome Purity Supreme). Leslie Winer & Co. è un modo di portare in superficie anche tutto questo, e la capacità di sintesi sonora di un essere che viene dal sottosuolo.

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