Recensioni

Chi segue da vicino le traiettorie del boom bap, aveva già avvistato Lee Bannon tra le fila della Pro Era di Joey Bada$$ come producer (figura tra i nomi dietro al suo mixtape Summer Knights) e tour dj, ma a suo nome circolavano anche fumatissimi cut up album – tra la Stones Throw più drogata e l’eccentricità del primo Lesser – come Fantastic Plastic (su Plug Research, 2012), un paio di lavori su Bandcamp a bazzicare dungeon trap e smalti ambient pop (Caligula Theme Music 2.7.5, Never/Mind/The/Darkness/Of/It) e un valido singolo con feat. di Rokamount dalle parti del Kanye più dark (Y.G.&.A). Poi succede che il producer firma per Ninja Tune (il 10 ottobre) e le sue quotazioni impennano di pari passo con una sbandierata conversione jungle. Esce un free EP Place/Crusher, in pratica una traccia unica costruita a collage da cui, oltre al sostrato hip hop, sbucano trick di produzione tipici del neo compagno d’etichetta Machinedrum (che poco prima ha sbancato con Vapor City). Niente rullanti però, niente amen break. Per quelli il Nostro si sfoga nei remix che escono a ridosso, dove s’improvisa come una sorta di Special Request californiano. Remissa Bound 2 di Kanye West, brano assolutamente nelle sue corde sia per la produzione stripped down sia per i tagli sul mix; la traccia, rinominata Bound 3, diventa un playground di jungle piuttosto canonica sospesa tra lo stretch melodico del chorus dell’originale e serpendine di hi hats. Stesso trattamento spetta alla Without dell’astro nascente Sampha, voce di SBTRKT, un altro che per il 2014 ha quotazioni piuttosto alte.
E dunque arriva il tempo di Alternate / Endings, lavoro lungo previsto per dicembre ma slittato (giustamente, per via delle classifiche ma anche per capitalizzare i trend) a gennaio che lo presenta nei panni di un sorprendente play maker di produzioni jungle adulte, se non proprio direttamente drum’n’bass. Bannon sembra molto a suo agio nel mescolare hip hop e jungle senza passare dalla footwork o dalla Juke, piuttosto buttando un occhio alla WordSound e masticando un immaginario che va dal Goldie di Timeless alle cose di 4 Hero circa ’95, passando per la Droppin Science. Non sarà difficile trovarci un po’ di 90s shit ad ampio spettro sotto lo sguardo slack che da sempre lo caratterizza, dove non mancano spezie soulfull e ambient, pop subliminare e synth wave, il tutto dominato da una vena onnivora (e fumata) alla Madlib.
Quando gli elementi sono ben dosati, come in 216 (brano apripista proposto in streaming con piano griffato illbient, svolazzi di voci e un flipper felpatissimo tra 808, ambient cinematica e jungle), i risultati sono piuttosto gustosi, ma non sempre la tracklist tiene banco allo stesso modo, alternando interludi casual à la Djinji Brown e splendide cattedrali ritmiche à la Danny Breaks (quello di Volume 2 per intenderci). Di sicuro, la drillata trap infilata nella rullata jungle rappresenta uno di quei trick che sentiremo probabilmente in molte produzioni del 2014. Questo è uno di quei lavori che lottano ambiziosamente per stare al posto giusto nel momento giusto. Un meccanismo che ripagherà.
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