Recensioni
Kid Cudi
Man on the Moon II: The Legend of Mr. Rager
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Gabriele Marino
- 16 Novembre 2010

Torna Scott Mescudi dopo un esordio con il botto. Man on the Moon: The End of Day era un disco di buon livello, ampiamente sopravvalutato in USA e UK (fa eccezione Pitchfork che lo ha stroncato), accolto bene anche qui da noi, con un giudizio su tutti da ricordare per oculatezza critica, quello di Eddy Cilìa, che pur citandolo tra i dischi chiave dell'anno ne sottolineava la disomogeneità qualitativa.
Ora Cudi è cresciuto (non solo musicalmente, è tra i protagonisti di How To Make It In America, il serial che ha per sigla I Need A Dollar di Aloe Blacc) e gli si deve riconoscere lo smarcamento tutt'altro che facile da definizioni pret-a-porter come "il pupillo di Kanye West" e "quello di Day 'n' Nite" (ricordiamolo però che il remix bomba dei Crookers ha dato nuova vita e fatto esplodere un pezzo tutt'altro che irresistibile). Questo sequel (come il padrino Kanye, Scott ama sottolineare il proprio gusto per la costruzione dell'impianto narrativo) è davvero una spanna sopra. Meno solare (lì numeri come il mascheramento GaGa-iano di Make Her Say, qui una vena umbratile e bluesy che percorre tutta la tracklist), meno elettronico ed effettistico, più misurato, soprattutto più personale nell'approccio black-neopsichedelico, più curato (contiamo 50 tra tecnici del suono, ingegneri e produttori).
Cudi ha davvero fatto il salto di qualità. Tra numeri di alto livello (su tutti, lo slo-rap della notturna e urbana The End) e ottime prove di mestiere, sia per l'interpretazione che per le basi (ballad fumose, influenze musical, tentazioni sperimentali – industrial, psych, addirittura folk – tra indie e alt-hop), si fa perdonare un paio di numeri meno a fuoco, come il duetto enfatic college pop con Kanye in Erase Me. E bravo Cudi.
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