Recensioni

Jason Kahn, conosciuto ai più come musicista riduttivo (usa dei piatti percossi filtrati pesantemente con max/msp), è anche installatore e performer; Jon Mueller, batterista sui generis ma comunque non quanto il Kahn, ha pure lui il vizietto dell’elettroacustica e dell’improvvisazione radicale. Che prima o poi i due musicisti collaborassero insieme esprimedosi nel modo più radicale possibile, un po’ ce l’aspettavamo.
Non si capisce dove finisca il gioco percussivo e cominci quello dronico né quali meccaniche sottili determinino queste frequenze sonore cariche di metallo, aria e carne, né cosa le abbia generate e rimesse in moto per sbalordirci.
Phase non è un disco complesso, non ha né un luogo d’origine, né un tempo se non quello raffermo e grigiastro della percorrenza statica, ma sono proprio gli elementi imperituri del materiale – così come la forma ottusamente chiusa su se stessa – a renderlo un lavoro importante.
Non è musica che richiede attenzione. E’ piuttosto un luogo, introiettato e passivo, che fa di quel luogo più vasto e dinamico che è la vita, il suo vascello naufragato ma fluttuante.
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