Recensioni

Tra Capossela e Cesare Basile, una banda di paese e gli Avion Travel, gli Insula Dulcamara stupiscono per freschezza e carattere. La mia vita su piccoli aereiè un esperimento musicale dalla forte personalità, costruito su trame
che sanno di jazz e folk, “cabaret” e blues, melodia e avanspettacolo,
ma soprattutto musica d’autore. Musica che nello specifico assume i
connotati di un girovagare stordito ma piacevole tra valzer (Il capro) e slide guitar (Filomena), parabole alla Tom Waits (Ucci Ucci) e rumorismi (Eterna Primavera),
in un tripudio di pianoforte, chitarra elettrica, batteria, basso e
fisarmonica. Il tutto condito da un’ironia dissacrante, che nei testi
talvolta surreali (Mi pesano gli occhi / li strapperò / ti lascio in dono / le loro borse / piene, pesanti e fuori corso), talvolta amari (Piccionaia
gravida di sguardi e linguacce / sotto le stelle a pungitopo / sotto i
cappucci griffati / hanno nasi più grandi del proprio cervello) e talaltra senza senso (sposto la luna per voi / e appeso vi passo la notte / il mondo è a puà ci gioco a Twister),
trova una naturale valvola di sfogo. A chiudere il cerchio una
copertina che è un dipinto, splendida nella sua semplicità e così
vicina a certe immagini del Buzzati illustratore
Amazon
