Recensioni

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Matteo Dainese è uno a cui, semplicemente, non stai dietro. Se provi a inquadrarlo, resti spiazzato, hai la sensazione di “leggere l’orario del tram”, tanto per parafrasare un verso che capita di sentirgli cantare. Produttore, fondatore e boss dell’etichetta Matteite, lo abbiamo ascoltato e apprezzato come parte attiva di Dejligt, Elio Petri e recentemente Il Mercato Nero, salvo poi ritrovarlo coinvolto a vari livelli nei lavori de Il moro e il quasi biondo, Margaret e Criminal Jokers, tra gli altri.

Tra i tanti progetti insomma, quello denominato Il Cane diventa oggi il suo più importante, dal momento che col qui presente Boomerang può vantare tre album in repertorio (dopo Metodo di danza del 2009 e Risparmio energetico del 2012). Si tratta di un para-cantautorato che si muove per bozzetti arguti, sketch emotivi e sentimentali, frammenti di quotidiano saturi di paraculismo e trepidazione che dribblano il distacco sloganistico, l’astrazione twitterata ed il ghigno catastrofista di troppi Anni Zero. L’ironia è il lenitivo che ancora una volta ci salva dal disincanto definitivo, ed è presente a partire dal timbro beffardello e indolenzito di Matteo, un po’ quello che la voce di Tom Barman fa per i dEUS, band alla quale ci si rifà spesso anche riguardo le forme sonore, in bilico tra ibridazioni bizzarre e slanci accalorati.

Si veda soprattutto Sguardo perso con le sue divagazioni dub e la tromba, una Panico che si protende acida e fibrosa per poi distendersi malinconica (con qualcosa dei tardi Yuppie Flu), o la opening Vero col piglio agro al servizio di un’amarezza disarmata (come una versione pimpante di Riccardo Sinigallia). Altrove è palpabile la filiazione dall’idea pop-rock evoluta dei Notwist, come dimostra l’invettiva a dente avvelenato de Il premio o i tempi dispari illanguiditi di Al tuo tempo. Si aggiunga la disinvoltura lucida e capricciosa di stampo Blur (Alla grande, Maledizione) e una certa attitudine cameristica che potremmo dire quasi Giardini di Mirò (Sconosciuti), per tratteggiare un’idea sommaria ma non certo esaustiva di un lavoro ricco di dettagli e implicazioni, malgrado la leggerezza intrigante dei pezzi. 

Nutrita, come di consueto, la presenza di ospiti/amici, un vero plotone nel quale spiccano i nomi di Enrico Berto dei Sick TamburoIlaria D’Angelis degli …A Toys Orchestra ed il sempre ottimo Egle Sommacal.

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