Recensioni

Il nome scelto per il gruppo e il titolo del disco fanno sorridere. Eppure anche questi sono dettagli importanti nell’ottica del progetto. Un immaginario in cui rientrano Paolo Conte, Fred Buscaglione, Enzo Jannacci e tutta quella scuola musicale “alta” in bilico tra eleganza e ironia che ha fatto un po’ la fortuna commerciale del jazz italiano. Tradizione che i Nostri fanno propria, facendola girare su uno swing in dialetto pisano infarcito di cronaca locale e toni semiseri da “toscanacci” d.o.c..
Dietro alla ragione sociale si nascondono Francesco Bottai e Tommaso Novi, oltre ai musicisti aggiunti Matteo Anelli e Matteo Consani, per un quartetto più o meno classico (pianoforte, voce, contrabbasso, batteria, chitarra e fischio) che gioca con certe rincorse scapicollanti à la Conte (Portami a pescare) come con lentezze melodiche crepuscolari da night club anni quaranta (Morandi). Su arrangiamenti che da un lato dimostrano una certa classe nel reinterpretare cadenze nobili del jazz francese e autoctono e dall’altro stupiscono per vitalità.
Non per originalità, però, visto e considerato che c’è chi questa formula l’ha praticamente inventata. Il gruppo comunque conosce bene il mestiere e stando a quanto si sente in giro sembra pure diventato un piccolo “caso” a Pisa e dintorni.
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