Recensioni

6.5

Il vaso di Pandora schiuso con la pubblicazione di Dogrel dei Fontaines D.C. sta continuando a produrre post punk band a ritmi da catena di montaggio. Poco importa che i prime mover oggi si siano allontanati dall’aggressività degli esordi. Anzi, sembra che i Gurriers siano nati apposta per occupare lo spazio lasciato libero da Grian Chatten e soci subito dopo l’album esordio.

Diciamocelo, i Gurriers non hanno la verve artistica dei Fontaines e neppure il pathos dei Murder Capital. Il loro stile si può riassumere con il classico, e ormai un po’ usurato, concetto di “urgenza”. Che nel loro caso si traduce in ritmi arrembanti (in questo senso sbilanciati sul versante del “punk”, piuttosto che su quello del “post”), crooning perentorio e (qua e là) anthem sufficientemente incendiari da far sudare abbondantemente i fan accorsi ai loro show.

Il tris di brani iniziali ha una ferocia che se la gioca con i concittadini Sprints, ma anche dei bassi spessi come boa constrictor e chitarre che suonano come sirene impegnate a annunciare un bombardamento imminente. Con Prayers, si prende fiato, la ritmica funk punk e l’interplay chitarristico fanno emergere costrutti più sofisticati sempre improntati a un’oscurità che rimanda al post punk più “classico” di marca Joy Division. Così come Top Of The Bill e Sign Of The Times permette al cantante Dan Hoff di mettere in luce le sfumature più sarcastiche della sua voce.

Il cuore del disco, tuttavia, sta nei suoi momenti più feroci: nel rumorismo spiccio di Close Call, fra un basso che suona come un jet in partenza e effettistica siderurgica ad un passo dall’industrial; o nella concitata fuga a testa bassa di No More Photos, in cui il gruppo domina il caos lanciandosi in apnea su ritmi serratissimi. Tutto molto eccitante, ma anche un po’ scontato.

Forse il meglio ce lo riservano per il finale. La ritmica tribale di Approchable fa da antipasto ad una title track in cui il suono ha finalmente la possibilità di aprirsi in soluzioni limitrofe allo shoegaze, senza peraltro perdere in aggressività. Una strada che, se in futuro venisse battuta con convinzione, potrebbe fare dei Gurriers uno dei gruppi più interessanti della scena.

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