Recensioni

C'è ancora spazio per la speranza nella fase post-glo? Forse sì. Charlie Yin è un producer emergente dalla scena di San Francisco sempre più chiacchierato dalle riviste specializzate, e tra le note del suo primo album a nome Giraffage (scaricabile gratuitamente dal suo bandcamp) c'è un senso di ottimismo che non la dà vinta al tempo. Perché il glo-linguaggio non è (più) fatto soltanto degli spunti caratteristici del filone, presenti anche qui nella malinconia pop di Toro Y Moi in Waste Yr Time o nella svagatezza ludica del primo Neon Indian (Elysian). È anche possibile andare oltre, peraltro in molteplici modalità.
Ci vuole lo spirito giusto per poter coniugare un canale espressivo con pochissimi gradi di libertà come il glo-fi su terreni diversi dai soliti '80. Comfort quella grinta ce l'ha e in fondo non fa altro che seguire le mosse più battute del momento: dall'r'n'b-funk di Visible che ti dà una marcia in più in termini di vivacità alle vicinanze soft-house di Holy Mountain che danno ottimismo al groove, con tanto di sprazzi nerd (gli inserti chiptune di Polar Bear, le voci all'elio di Hudson Mohawke in SLO) e una disinvoltura ritmica che non si spaventa di guardare al post-step (LUV e Girl hanno quell'eleganza intelligente che Machinedrum apprezzerebbe).
È questa l'alternativa sbarazzina dei nuovi protagonisti, presi a rimaneggiare un passato prossimo conclusosi troppo presto sotto la frenesia della modernità. Andare a fondo nelle parentesi ancora aperte prima di guardare avanti è la responsabile risposta post-moderna alla superficialità fast-shuffle della produzione musicale 2.0. Le riflessioni dei nostrani Esperanza e Walls non sono casi isolati e il messaggio di Giraffage va in questa direzione: è ancora presto per dichiarare chiuso il discorso glo.
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