Recensioni

Il cantautorato italiano si conferma essere sempre più una materia informe ed imprevedibile, con generi e stili che si contaminano o semplicemente si respingono senza soluzione. Gli ultimi anni, però, hanno anche mostrato un progressivo tendere verso sonorità che strizzano l’occhio ad un’elettronica pop dai tratti marcatamente sperimentali. Un processo che ha coinvolto puristi della parola cantata come Paolo Benvegnù nel suo ultimo Earth Hotel – giusto per citarne uno – e che non poteva non coinvolgere anche la cantautrice fiorentina d’adozione Giorgia Del Mese, che torna a distanza di tre anni dal buon Di Cosa Parliamo con un disco che segue il flusso del predecessore e ne accentua tensioni ed atmosfere sonore. Ancora una volta, a connotare la geografia umorale dell’album, è Andrea Franchi, altro toscano d’eccezione che da Tanz! in poi sta restituendo in musica una visione alterata e alternativa della canzone italiana.
Nuove emozioni post-ideologiche muove da intuizioni estremamente cerebrali offrendo spazi concreti di riflessione sulla quotidianità. Assume nuova centralità la parola, mai sciatta, e carica di quel significato utile a tradurre tematiche che spaziano dalla decadenza ideologica alla crisi esistenziale della società moderna. Prerogative, queste, che farebbero pensare ad un album verboso e non di facile ascolto, ma che invece la Del Mese riesce ad affilare ulteriormente attraverso una vocalità androgina che spacca in due le sonorità del disco: elettro-pop nello spirito, più legato alla tradizione nel cantato, che a tratti ricorda la “cantantessa” sicula Carmen Consoli. Non manca neppure una certa attitudine rock che viene fuori in Nuova Visione – vicina alle tensioni del succitato Tanz! – così come la nevrosi synth-punk di matrice CCCP di Caro Umanesimo, che segna una latente vicinanza con l’immaginario nineties nostrano. L’ibrido folk-psych concepito da Franchi accompagna anche le fasi meno arrembanti dell’album, andando a connotare la caducità di Soltanto tu – sostenuta dalla vocalità ruvida di Peppe Voltarelli – mentre altrettanto degna di nota è la cover di Lacreme, brano legato al repertorio dell’ex 24 Grana, Francesco di Bella, qui in un insolito duetto su tempi molto più serrati rispetto all’originale. Tanta energia ma anche registri stilistici raffinati che sconfinano nel cantautorato più levigato, come la suggestiva Tutto a posto, una delle ultime emozioni post-ideologiche.
Molto più precisa e calibrata la ricerca espressiva messa a punto da Giorgia Del Mese rispetto ai due album precedenti. Nuove emozioni post-ideologiche allenta l’indole punk rock della cantautrice campana restituendo un’orchestrazione sonora varia e ben educata. Inconfondibile il tocco di Andrea Franchi, a cui va riconosciuto il merito d’aver saputo ben reindirizzare le molte tensioni che animano il disco. In definitiva, un ulteriore passo in avanti per Giorgia.
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