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Svegliarsi oggi, con il sesto disco pubblicato il 10 giugno 2016, e sentirsi come nel 1995, quando il tuo album omonimo usciva e raggiungeva gli scaffali dei negozi in formato fisico, e tu ti imbarcavi in una carriera che ti avrebbe portato dall’era del grunge a comporre il tema portante di un episodio cinematografico di James Bond (riempiendo la casella assieme ad Adele, un tipo di musicista tra i più lontani dalla tua idea di musica). Eppure deve essere così per la tintissima e super rock (oggi come allora) Shirley Manson e i suoi sodali.
Nel 1995 Cobain era morto, il grunge era appena passato di moda, ci stavamo per imbarcare in una non troppo fortunata stagione di tentativi di ibridazione (lo chiamavamo crossover) tra rock e altri generi, soprattutto rap e elettronica (allora vista come una bestemmia dai puristi dell’assioma voce-chitarra-basso-batteria). Ma per i Garbage, questi vent’anni – celebrati da poco quelli del disco d’esordio con un’edizione deluxe – non sembrano essere mai passati. Non rischiano davvero, come nell’iperbole, di essere la tribute band di se stessi, semplicemente perché, a spizzichi e mozzichi, hanno continuato ad esserci, nonostante una discografia davvero asfittica (sei dischi in 23 anni complessivi di carriera). Non sarebbe, quindi, nemmeno corretto parlare di reunion o ritorno, ma di una band appena più che adolescenziale che, oggi come allora, continua a proporre le chitarrone, le canzoni fondamentalmente tutte uguali (e anche negli anni Novanta, se non avessero imbroccato un singolo come Vox agli esordi, chissà come sarebbe andata) per celebrare il rito dell’headbanging sotto al palco. Emozioni a buon prezzo che continuano a essere confermate dalla buona Empty o dalla più spezzata ma energica So We Can Stay Alive, e che vengono invece tradite dalla pomposa Blackout o da una semi-ballad alla naftalina come Night Drive Loneliness (che anche per tematica è una celebrazione #OhSoNineties).
Non lasciatevi ingannare. Se eravate saliti sul carro allora, sapete che vi ritroverete in compagnia di vecchi compagni di viaggio: cocciuti, monomaniaci e molto rock. Per questo, va detto, i Garbage andranno sempre rispettati. La stampa più hipster, invece, proverà a cavalcarli come i padri (o almeno gli zii) di un sound che sta facendo nemmeno troppo sommessamente ritorno. Ma il non essere stati (finora) capaci di aggiungere nulla alla loro carriera, oltre la celebrazione di un’attitudine, è il loro primo, e forse insuperabile, limite. Ieri come oggi.
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