Recensioni

6.9

La ripetizione diventa anthem. Ma ci vuole coraggio. Come i robot Kraftwerk e poi il loro seguito Daft Punk. Sono pochi che restano a galla. Traslati oggi, i figli di quell’estetica sono vestiti American Apparel e sempre più incarnano il ricordo ’90. Ray Ban che nascondono filtri dell’anthem We Are Your Friends. Il trucco è sempre nel pompare quel quattro, nel nasconderlo e nel riproporlo con la vocina che Miss Kittin ha sapientemente iconizzato (grazie alle abili mani di The Hacker).

Questo ennesimo disco di fidgeting ripropone tutto quello di cui siamo forse stanchi di parlare, ma lo fa con uno stile che non annoia, con delle progressività sapientemente dosate e senza troppo spingersi alla sperimentazione fa muovere il culo. Niente di più, ma alle volte è difficile creare il riff che non stanca. I Fukkk Offf (aka Bastian Heerhorst from Hamburg, Germany) passano dall’acido di Rave Is King alle camere blindate di Love My Shake, dalla deep di I Give You Bass alle spirali cosmiche di The Bottom, dal rock per i Justice di Famous all’omaggio al vocoder di Air, Giorgio Moroder e compagnia bella (Pretend) senza perdere smalto.

Sarà un trompe l’oreille destinato a un sicuro oblìo, ma per ora a noi fa muovere. Ben fatto.

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