Recensioni
In effetti c’era da aspettarselo. Il ritorno elettronico di Franco Battiato con il progetto Joe Patty’s Experimental Group era stato in qualche modo anticipato, già nel 2013, dall’inserimento di tracce rivolte al luminoso periodo di inizio anni ’70 sia nei concerti post-Apriti Sesamo, sia nel già più evidente “Aria Di rivoluzione” al Parco Della Musica di Roma, con il medley Da Oriente A Occidente–Aria di Rivoluzione–Propiedad Prohibida, per poi concretizzarsi nello speciale “concerto sperimentale” dello scorso marzo, di cui vi abbiamo parlato in sede di recensione.
Dopo il lancio dell’omonimo album di debutto del progetto, che ha raccolto riscontri positivi quasi unanimi da parte della critica, è tempo di tour. La tappa romana si svolge nel Teatro Olimpico, a due passi dal Ponte della Musica, in una serata capitolina non troppo fredda. La sala, di appena 1400 sedute, non ha un posto libero. Franco Battiato, che arriva dalla particolare esibizione al Club To Club di Torino – esperienza piuttosto insolita per il Nostro, vuoi per la location, vuoi per genere di pubblico – si trova in una situazione non proprio facile: per quanto i fan del musicista etneo conoscano le sue varie fasi musicali, non deve essere agevole dare in pasto elettronica e ambient a un target abituato a “Cuccuruccucù Paloma”.
La prima fase del concerto è totalmente dedicata all’esecuzione del nuovo album, e si svolge nel tipico clima silenzioso dei concerti del buon Franco. E’ una sensazione nuova per chi non ha mai masticato elettronica, e in molti non vedono l’ora si passi ai grandi successi. Seduto dinanzi al VCS3 e sostenuto da Pino Pischetola al laptop e Carlo Guaitoli alle tastiere, Battiato dà vita ad interessanti giochi atmosferici e a synth eleganti, che tra l’acustica davvero ottima della location e gli intriganti giochi di luce, riescono a dare il meglio. Come dicevo, il pubblico non vede l’ora che arrivino i grandi successi, e Battiato non può far altro che accontentarlo. Per carità, ascoltare La Cura, E ti vengo a cercare, Lode All’Inviolato è sempre un piacere immenso, con il Maestro che nonostante qualche steccata, mantiene sempre una voce a livelli ottimi; idem per Il Re Del Mondo, ma l’impressione è quella di un Battiato che si trovi di fronte a un pubblico che forse non può capirlo davvero. Anche perché quando prova a “fare un esperimento” tra i presenti, chiedendo cosa preferiscano tra Stranizza D’Amuri e un altro brano – il titolo del quale non si capisce nemmeno, tanto è il “trasporto” che dimostra il pubblico all’annuncio dello storico cavallo di battaglia – Battiato stesso dice: “Ma come fate a decidere se non sapete qual è l’altra?” (La Stagione dell’Amore, cantata subito dopo).
Il concerto scorre in maniera più che piacevole, emozionante, a tratti carico di pathos, e raggiunge il picco massimo durante Fornicazione, chicca nascosta da troppo tempo in sede live. Non sarebbe stato meglio, tuttavia, dedicare l’ora e tre quarti dell’esibizione solo all’elettronica? Alla fine manca forse un po’ di coraggio: paradossale per un’artista che è sempre stato un pioniere capace di tener conto di tutto tranne che delle mode. Per fortuna la conclusione del live ha visto la bellissima Proprietà Proibita.
Amazon
