Recensioni

Trascorsi i primi, giustificati, attimi di smarrimento, in cui ci si chiedeva a mezza bocca se si trattasse proprio di lui, la sfida di Francesco Tristano è stata dichiarata vinta all’unanimità. Una scommessa audace: ci si giocava la reputazione di primo della classe guadagnata negli ambienti dell’Accademia bruciando le tappe grazie ad una tecnica sopraffina– ora compressa nello spazio di un dodici pollici -; si tornava a casa, vittoriosi, con una rilettura al piano di Strings Of Life brillante, sobria e di insolito buon gusto. Ma Tristano, si sa, è artista da album: i suoi sono i tempi lunghi della classica, e l’ascolto preteso quello del pubblico assorto nel silenzio di una sala da concerto, piuttosto che quello distratto di chi, vivaddio, in quel momento è in pista solo per ballare. E così, ecco Not For Piano: il disco – prodotto dal genio dell’elettronica Murcof – che contiene Strings Of Life ed un altro classico della Detroit Techno (lo storico inno dei dancefloor The Bells, di Jeff Mills, resa altrettanto godibile); ma anche molto altro, a concedergli un ascolto vigile in grado di superare l’attrito solitamente offerto da un disco per solo piano – ma l’ironico titolo la dice lunga -, e rivelarne così l’essenza policroma. Come fosse un Bildungsroman sentimentale, Not For Piano parla di tutti gli amori di chi lo ha composto. L’amore per il jazz, nell’iniziale Hello e nei brani scritti a quattro mani con il sodale Rami Khalifé (The Melody, Jeita).
Quello per la classica del Novecento: gli echi di minimalismo disseminati un po’ ovunque, assai evidenti in Hymn e nel lirismo melodico à la Michael Nyman di Barceloneta Trist; la stessa tecnica strumentale di Tristano, che deve più di quanto non conceda all’opera per piano preparato di John Cage (si ascolti come lo strumento diventa percussione in Hymn e nei crescendo). Per la fisicità del ritmo, che sia quello forsennato del samba (2 Minds 1 Sound), o quello scarnificato dell’elettronica (ancora una cover: Andover degli Autechre). Una scommessa vinta con classe infinita, si diceva, ed ora si attende la mossa a venire.
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