Recensioni
Fare Soldi
Fare Soldi / One Nation Under A Grande Cassa
-
Edoardo Bridda
- 1 Settembre 2005

L’occhio strizza oltralpe mentre il mulino macina chic a più non posso. I campioni ritmici prediligono i breakbeat (senza disdegnare le sincopi), le chitarre scorazzano nell’aia dello Zio Sam (e ci sono pure le tartarughe…) e i synth, infine, istigano i ragazzi della (fumosa) camera accanto (nonché i loro cugini sulla via di Lignano Sabbiadoro).
Dall’indie rock all’House, dal post-rock al Hip Hop, dalla lounge all’exotica, il progetto FareSoldi de il Pasta (già negli Amari) e Luka Carnifull è un’autentica invasione di ultracorpi sonori e la scaletta, prevalentemente strumentale (ma ricca di siparietti tratti da film trash, o presunti tali), è stracolma di citazioni e situazioni.
Non si balla – anche se è dance – non rilassa – seppur non manchino momenti lunge – piuttosto l’ascoltatore viene invogliato a prendere il joystick in mano e giocare al sempre estenuante Wonder Boy (in Monster Land) delle associazioni e dei rimandi. In questo caso, a distanza di tre anni dall’esordio, la domanda più ovvia è "cosa sarà sviluppato da chi" e così l’errebì delle Persone che assomigliano a cose porta dritto agli Amari dell’ultimo Grand Master Mogol, la folktronica (con più di un riferimento Tortoise) di Supercolazione in famiglia ricorda la coesione elettroacustica di Ricciobianco, mentre i Daft Punkismi House palesati in Glenn Danzing troveranno sede fissa nell’album degli Scuola Furano (e negli stessi FareSoldi del sequel).
Inutile dirlo, i ritmi, le sincopi, le virate (e le zampate) del mouse fanno girare la testa, proprio come è indicato negli effetti indesiderati della pasticca Riotmaker, un farmaco che, al posto dell’mdm, pare un cocktail di grappa, coca-cola e Big Bubble.
Del resto, dietro alla copertina che ritrae Hulk Hogan, si nascondono i titolari dell’etichetta, e quell’omonimo FareSoldi, scheggia impazzita o sampler malcelato, troverà un pronipote maggiormente dance nel successivo sforzo sampledelico. (6.5/10).
Abbandonati i riferimenti indie-rock e i breakbeats a favore di casse (quasi) dritte, Pasta e Carnifull dedicano il loro secondo lavoro – dal titolo emblematico One Nation Under A Big Cassa – alla sottocultura che maggiormente, nelle loro stesse parole, hanno subito nei novanta, quell’House Revolution che invase il divertimento notturno del Nord-Est negli anni novanta. L’album mantiene la stessa proverbiale ossessione per il guazzabuglio kitsch (genialoide il cut’n’paste pubblicitario di Le aziende informano) e gli spezzoni dei film più ridicoli (e in questa puntata pure dei vocalist più sfigati), tuttavia la collezione è maggiormente curata e – soprattutto – calibrata. A dirla tutta, più che old skool House o Techno (La Musica dei camion e Benvenuto nel ’92, ragazzo del phuturo), c’è molta disco-music (Oratorio Faster) e funk (Calippo dappertutto), con camei errebì direttamente dal catalogo Amari (Primi baffi e Big In Jpg). Infine, genialata delle genialate (oppure, a scelta, motivo per il quale non comprare assolutamente il disco), una Militari che gridano (Ode 2 Tortoise) che non è altro che TNT (peraltro autentica fissazione dei nostri) in versione happy house, decisamente la cover definitiva per qualsiasi October Fest che si rispetti.
Amazon
