Recensioni

Textures decisamente più doom oriented per questo comeback targato Expo ’70. L’attacco della lunga Building Celestial Tapestries sembra quasi prendere a prestito una linea di basso circolare e ossessiva dai primi OM per calarla in un abisso di paranoia che più oscura non si può. A venir tratteggiate sono da subito ambientazioni più dark che si segnalano come la cifra stilistica più evidente di questo Death Voyage, vera e propria colonna sonora da immaginarie discese acherontee.
Una scelta, quella di Justin Wright, non di poco conto, in grado cioè di spostare l’asse o per lo meno innervare di dimensioni “altre” una musica che è per sua natura “apparentemente” sempre uguale. Prendete le pulsioni notturne di Metensomatosis e ditemi se non sentite influenze horrorifiche alla Goblin o Umberto (il progetto del qui presente sodale Matt Hill) seppur sempre dilatate e spacey alla maniera della kosmische più liquida e visionaria. La sensazione generale è dunque che Expo ’70 sia in una fase di mutazione, seppur lieve. Il suono nei 60 minuti di Death Voyage risulta più pieno, carico e corposo, irrobustito dal contributo al basso di Hill, tanto da trascinare l’ascoltatore in un vortice che, complice pure l’artwork da film horror di serie z opera proprio di Wright, è per forza di cose discendente verso gli inferi. Ennesima bella prova per uno dei progetti più quotati della nuova kosmische.
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