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6.8

Evidenza è che da qualche tempo sia in corso una riscoperta del drum and bass: mai davvero scomparso da che finì sotto i riflettori tre lustri or sono, a questo fenomeno è andata dunque assai meglio che al downtempo. Rientrato nella nicchia d’origine, si è in tal maniera sottratto allo sgradevole ruolo di tappezzeria sonora; nel frattempo lasciava che i suoi metodi produttivi “casalinghi” penetrassero dapprima nello UK garage e poi in dubstep e grime. Quello stile metropolitano al sapor di ketamina che restituisse lo stordimento di una vita in progressiva accelerazione e l’agio di fare musica approfittando dell’innovazione tecnologia prendeva infatti le mosse nella prima metà dei Novanta. Quanto tale sentire sia ancora attuale è fatto noto ai capoccia dela Tempa e a Lewis Beadle a.k.a. El-B (da Streatham, Londra sud), qui oggetto di compendio in quindici rari “white labels” e remix risalenti all’inizio del corrente decennio.

Sorta di cerniera tra le due epoche, El-B raccolse in quell’epoca un’interessante combriccola attorno alla propria etichetta Ghost, adattando ritmi drum ‘n’ bass e spazialità jungle al nascente UK garage, ostentando spesso e volentieri uno stile piuttosto personale. Sarà un caso, ma è proprio lì che il corposo programma offre quanto di più memorabile e cioè una Among The Stars indecisa tra jazz reinventato e Arabia e le tastiere cosmiche in orrorifico divenire di Serious, l’incontro tra soul e ragamuffin Neighborhood e l’algida Celebrate Life. Tutto questo – e il classicismo che muta pelle in Show A Little Love e Time Out – inducono a raccontare una figura acuta e affatto schiava dei luoghi comuni. Un nome da riscoprire nel frastagliato panorama “post-dance” d’oltremanica: indagate e non ve ne pentirete.

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