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7.3

A quasi due anni dall'esordio, Paupers Field, il ragazzo (proprio ragazzo: classe 1990) della Louisiana torna sul luogo del delitto: quell'incrocio di antico e moderno country che lo aveva fatto segnalere come uno dei migliori esordi del 2010. Gli ingredienti non sono più di tanto cambiati: Neil Young, Townes Van Zandt, Johnny Cash, cui si somma un pizzico di modernità dell'american songwriting moderno.

Se sembra strano pensare che a ventidue anni si possa essere tanto oscuri quanto la notturna Part One: The End che apre il programma, figlia di un sogno bucolico e guerresco, le cose tornano del tutto a casa con lo splendido equilibrio di organo, melodia soul luminosa e basso sudista di Brother. Come molti esordi, Paupers Field era forse troppo lungo, come se si dovesse dire tutto quello che fino all'incisione si è accumulato. Cast The Same Old Shadow è più conciso, più a fuoco su temi di desolazione e colpa che tanto sono cari a una fetta del cantautorato americano. Sono storie che si annegano in bicchieri dentro bar ombrosi (The Ties That Binds) o sospese tra tragedia e purezza (Where Are You Know).

Registrato ancora una volta ai Fame Studios di Muscle Shoals, Alabama, anche il secondo album di Dylan LeBlanc ha l'imprimatur dell'engineer Trina Shoemaker, che ha lavorato per Queen of the Stone Age, ma soprattutto per Emmylou Harris e Sheril Crow. L'interprete e il musicista sapevamo già che c'era. Qualche dubbio potevamo averlo sulla conferma dell'autore, che invece è da promuovere a pieni voti.

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