Recensioni

6.6

Tre anni dopo aver consolidato il ritorno a pieno regime col più che discreto Vantage Point, i Deus ribadiscono il concetto col tipico album da rock-band matura. Detta altrimenti, la scaletta di Keep You Close mette in fila nove pezzi piuttosto ispirati e ben confezionati, forse la miglior collezione dai tempi di The Ideal Crash. Non fa né meno né più di questo. E lo fa piuttosto bene: le turbe Nick Cave via Afghan Whigs di Darks Sets In (non a caso troviamo il caro Greg Dulli ai cori, come anche in Twice), il rigurgito eighties di Constant Now (particelle INXS e Police in fregola Wall Of Voodoo), le inquietudini gotiche di The Final Blast e una title track che spennella romanticismo noir innervato d'archi e xilofono, valgono abbondantemente il prezzo del biglietto. Sarebbe perciò intellettualmente disonesto non considerarlo un buon disco.

D'altro canto, non possiamo esimerci di tornare con la mente a quei Deus che rappresentarono una possibilità di rock "diversamente indie" nei Novanta: lo spiffero nel vaso di Pandora da cui sprizzavano spiritelli zappiani, inquietudini mitteleuropee, foghe noise, allucinazioni cabarettistiche e improcrastinabili struggimenti. Ecco, di quel brio versicolore e indocile, non è rimasto praticamente nulla, barattato alla pari con la padronanza dei mezzi e la lucidità calligrafica. Poco male, si sa come vanno queste cose. Gli anni passano, cambiano gli obiettivi, si smerigliano le fregole eccetera eccetera. Però, che vi devo dire: a me questo programmino dal tiro ragguardevole, prodotto con la sagacia del caso, fa un po' l'effetto di un panino dopo un'anatra all'arancia. Va bene giusto per completare il ciclo dell'appetito.

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