Recensioni

Abbiamo già detto come e quanto i dEUS abbiano già dato, e si accontentino di perpetuarsi all'insegna di un mestiere più che dignitoso, ben rappresentato dal recente discreto Keep You Close. Sorprende tuttavia che la nostra band belga preferita abbia confezionato un altro disco fatto e finito nel volgere di pochi mesi, confessando oltretutto che trattasi di tracce avanzate dalle sessioni precedenti, troppo convincenti (o troppo poco malvage) per lasciarle ad ammuffire per i canonici due anni tra un lavoro e l'altro. Considerando poi che c'è un tour estivo da pasturare, ecco servito al gentile pubblico Following Sea, album lungo numero sette in diciotto anni di attività.
Ora, sarà che appunto il mestiere è diventato il baricentro espressivo di Barman e soci, metti poi che certe evoluzioni pindariche ti restano sia pure a livello omeopatico nel DNA, insomma va a finire che con la sua mancanza di pretenziosità, con la sua dichiarata vena interlocutoria, è una raccolta che si fa ascoltare. Mancano le idee soniche (si ravvisa un più marcato estro electro, comunque più arredo che sostanza) e le intuizioni compositive che ti facciano imbizzarrire ventricoli e sinapsi, certo, ma quello in cui si cimentano è sempre convincente, senti che pesca dal pozzo delle cose putride e struggenti, ha il passo delle situazioni che accadono giusto sotto il palcoscenico. Nella sua ovvietà funky, Girls Keep Drinking arriva dove i Red Hot Chili Peppers non riescono più da un bel pezzo. Quatre Mains sciorina talking in francese come un trip noir di Gainsbourg infervorato wave. Gli arabeschi ghignanti di Fire Up The Google Algorithm sono una lama Afghan Whigs con l'affilatura scabra. Hidden Wounds si aggira sorniona tra mollezze trip-hop ed electro-dark, mentre One Thing About Waves è un ballatone dei loro – inquietudini e trasporto – screziato di vampe sintetiche quasi Japan.
Finché la leggerezza dell'approccio insomma non svacca in episodi come il poppettino-soul di Crazy About You – troppo ansiosa di limonare con gli airplay radiofonici per non suonare fuori luogo – ci si può stare. Se poi fra un pezzo e l'altro vi viene da rimpiangere Worst Case Scenario, ok, siete stupidini, ma siete perdonati.
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