Recensioni

Se vogliamo quantomeno arginare la fuga di cervelli musicali verso le label straniere (Eskimo Recordings, Gomma e BPitch ne sanno qualcosa), sarebbe il caso di tenerci stretti talenti nostrani come Alessandro Pasini. A maggior ragione se la formula è di quei prodotti italici che all'estero farebbero faville: il primo full-lenght a nome Deep88 offre una frizzante deep-house analogica pulita e rifinita con cura, con un imprinting classico ed un'eleganza più europea che liviense (la cassa dritta su tappeti synth di Summer Just Can't Wave Goodbye e Coast To Coast tiene vicine tanto la moderna Germania di Mathias Kaden e Paul Kalkbrenner quanto la ambient-house britannica dei 90s). Un album dal carattere preciso, denso di quell'immancabile melodicità italo-disco che avvicina il tutto al sound sul quale Guglielmo Bottin sta costruendo la sua fama (Don't Play Minimal, Play Minigolf, italians do house-disco better).
Il ragazzo sa alimentare anche il lato più pop-oriented di Italo82 (sì, le radio potrebbero sforzarsi di più) o Funkanova (coi contributi vocali di The Huge a completare il mix ideale), e mostra disinvoltura di manovra lounge (G# Point, Stories) o jazz (House Is Coming, con citazioni di lusso verso i mostri sacri Larry Heard e Chuck Roberts a chiudere il cerchio della classicità). C'è tanta storia house in Collecting Dust, e vale soprattutto come riscoperta delle buone abitudini, una genuinità che premia in termini di spontaneità. Nel mondo perfetto le etichette locali avrebbero fatto a pugni per accaparrarselo e pomparlo a dovere, la dura realtà invece è che lui è finito in Germania e noi rischiam di restare con un pugno di mosche…
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